Strage sul bus: confermate 7 vittime italiane, autista indagato per “imprudenza”

Le autorità spagnole hanno confermato che le vittime italiane dello schianto del bus in Catalogna sono sette. È stato il ministro dell’interno catalano Jordi Jané, questa mattina, a fornire le nazionalità di tutte le ragazze morte. Ci sono anche due tedesche, una romena, una uzbeka, una francese e una austriaca. Ieri la tragedia, su un bus con a bordo 57 studenti Erasmus delle università di Barcellona, quasi tutti stranieri, di 22 nazionalità diverse.  Il mezzo è uscito di strada in territorio di Freginals, nei pressi di Tarragona, in Spagna, su una delle principali autostrade nel Nord Est della Catalogna: 13 le vittime, 34 i feriti, dei quali tre sono considerati “molto gravi”, nove “gravi”, 22 “non gravi”. Le vittime sono tutte studentesse, tra cui alcune ragazze piemontesi, liguri e toscane. Tra le vittime certe, una studentessa dell’università di Firenze, Valentina Gallo: dalla fine di gennaio era in Spagna per un programma Erasmus. Le altre due studentesse toscane sono rimaste ferite: una è di Gavorrano (Grosseto), l’altra di Greve (Firenze). L’autista dell’autobus degli studenti Erasmus, intanto, è indagato per 13 omicidi per “imprudenza”. L’uomo, 63 anni, è stato ricoverato in terapia intensiva per una contusione polmonare e non potrà quindi presentarsi oggi alle 10.00 davanti al giudice come era previsto.

Le testimonianze dei sopravvissuti allo schianto del bus

«È stato tutto un girare e cadere. La gente gridava e piangeva. Ci siamo sentiti perduti, tutto era buio. È stato orribile». È il racconto dei terribili attimi dell’incidente del bus degli studenti Erasmus fra Valencia e Barcellona di una ragazza rimasta ferita, ora ricoverata all’ospedale di Tortosa. La giovane, intervistata dal quotidano catalano El Periodico ha chiesto che non fossero resi noti il suo nome e nemmeno la nazionalità, per timore di mettere in angoscia i genitori. «L’ultima cosa che desidero e farli stare male. La paura che ho vissuto io è più che sufficiente». Ha mandato un messaggio con il cellulare al fratello, per rassicurarlo. Gli ha chiesto di non dire nulla ai genitori. Ha il braccio sinistro bendato e immobilizzato. Della dinamica dell’incidente non ricorda quasi nulla, perché dormiva. È passata dal sonno a un incubo da sveglia in qualche decimo di secondo. Al momento dell’incidente, racconta, “quasi nessuno era sveglio, perché nessuno aveva dormito da quando eravamo partiti la mattina prima, sabato, da Barcellona”. Il bus, con gli altri quattro della “carovana” degli Erasmus, era partito verso le tre del mattino, dopo la notte trascorsa al Festival del Fuoco de Las Fallas. Tre ore dopo, alle sei, lo schianto e l’incubo.