«Sparavano a donne e bambini». Il racconto dei superstiti italiani in Costa d’Avorio

C’erano anche quattro italiani ieri sulla spiaggia di Grand Bassam, in Costa d’Avorio, mentre i jihadisti seminavano terrore e morte tra i turisti. I quattro, di Montaquila (Isernia), erano a pochi metri di distanza, ma sono riusciti a mettersi al riparo e sono scampati al massacro di 15 civili e tre militari delle forze speciali. Oggi uno di loro ha raccontato l’orrore: «Non puoi spiegarti, capire, come sia possibile sparare all’impazzata su donne e bambini che giocano con la sabbia», ha scritto Amedeo Roccio sul suo profilo Facebook. «Uomini, nel nome di un Dio che se è tale non chiederebbe tali sacrifici aberranti. Noi oggi ringraziamo il Signore che ha voluto salvarci la vita e non possiamo che unirci al dolore delle persone che hanno perso barbaramente i loro cari senza un perché». Al Qaida nel Maghreb islamico intanto, dopo la rivendicazione di ieri, ha celebrato i suoi “tre eroi” che hanno assaltato i tre lussuosi hotel di Grand Bassam. E lo ha fatto, via internet, in ben quattro lingue: arabo, spagnolo, francese e inglese. Il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, ieri aveva detto che le forze di sicurezza che avevano affrontato i terroristi ne avevano uccisi ben sei. Un portavoce governativo aveva a sua volta detto che cinque terroristi erano riusciti a fuggire. Poi la precisazione. Oggi il ministro dell’Interno Hamed Bakayoko ha riferito che i terroristi uccisi sono in effetti tre. Il ministro ha anche dato atto alle forze di sicurezza di aver reagito con prontezza, in tempi brevi. «C’erano delle anticipazioni. Si sapeva che il nostro Paese era nel mirino da alcuni anni. Abbiamo fatto il possibile», ha affermato. Di certo, dopo i micidiali attacchi contro alberghi in due Paesi suoi confinanti – il Mali a novembre e il Burkina Faso a gennaio – Abidjan era in allerta. Ora l’assalto a Grand Bassam prova che era una allerta giustificata e che i jihadisti in Africa stanno allargando le loro zone di operazioni. La stessa al Qaida nel Maghreb islamico ha finora operato tra Algeria, Ciad, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria and Tunisia, mentre la Costa d’Avorio non aveva mai subito attentati del genere. E quindi oltre cento siti ivoriani sono stati messi sotto sorveglianza, ha assicurato ancora il ministro Bakayoko.