Sorride Orfini. Le primarie a Roma sono un clamoroso flop, ma lui salva il posto

Sorride Orfini. Sorride pure se ci sarebbe da piangere. Le primarie flop del suo partito a Roma non gli pesano. Che i mitici militanti votanti del pd siano spariti non è un problema per lui. Lui è il presidente. Per volontà di Matteo Renzi. E questo gli basta e avanza. Perciò, sorride Orfini. Nonostante quella faccia del tutto inadatta al sorriso. Sorride col ghigno. Perchè lui è Orfini. È il presidente del Pd. E a Roma è il Capo. Sempre fino a quando Renzi vuole. Che sia benedetto Renzi Matteo. Matteo come lui. Non come quell’altro, quel D’Alema Massimo che lo trattava come un ragazzetto di bottega e ogni tanto lo fulminava con le sue battute taglienti costringendolo a rintanarsi nel sottoscala della sede di piazza Mazzini. Sorride Orfini, perchè deve annunciare che le primarie sono andate bene. E perchè stavolta nessuno potrà più accusare i democratici compagni romani di aver fatto affluire ai gazebo migliaia di cinesi in fila. Adesso manco quelli si sono presentati: né cinesi né altre etnie. Segno che l’euro scarseggia e la papera non galleggia. Segno che non gliene può fregare di meno pure a loro, ai cinesi, delle “primarie”. Sorride Orfini, perchè comunque lui è presidente. E il posto se lo tiene stretto stretto. Perchè altrimenti, dove va Orfini? Cosa fa Orfini? Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così. Profugo della stagione che fu comunista, che poi divenne democratica di sinistra fino all’approdo al Pd veltroniano: Pd che ha in Renzi il capo indiscusso. Il quale, appena arrivato, capì subito di che pasta fosse fatto il barbuto “giovane turco” e lo individuò come il presidente “di garanzia” che gli serviva. Sorride Orfini, perciò. Sorride perchè ha svangato pure questa. Dopo le notti insonni passate a leggere i verbali di Mafia Capitale, dopo aver dovuto indossare l’elmetto di Capitanfracassa promettendo pubblici sfracelli in ogni sezione romana di partito, dopo aver perduto l’appetito cercando di convincere quell’alieno di Ignazio Marino -che prima aveva dichiarato di difendere ed amare- ad andarsene senza fare troppe storie, lui l’Orfini s’è tolto pure sto peso delle “primarie” capitoline. E perciò festeggia ilare con Giachetti che amico suo non è mai stato. E chissenefrega se a votare non c’è andato praticamente nessuno. Se i gazebo erano miseramente vuoti e le sezioni morose pure. Basta sparare alla stampa “cinquantamila votanti” e il gioco è fatto. Tanto chi è che li conta? Sorride Orfini. Le primarie sono alle spalle e lui è ancora il presidente.