Schiavizzarono 5 ragazze: nigeriani condannati a Roma (ma con lo sconto)

Cinque ragazze indotte a prostituirsi e a consegnare i loro guadagni. Per questi fatti, una coppia di nigeriani, Shade Ijaluwoye e Victor Aifuwa, è stata condannata rispettivamente a 4 anni di reclusione e 3 anni e 4 mesi di carcere dalla I Corte d’assise d’appello di Roma. Sono state ridotte, quindi, le condanne emesse in primo grado dal gup a conclusione di un processo col rito abbreviato:  Ijaluwoye era stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione, Aifuwa a 4 anni.

Ecco che cosa fecero i nigeriani

La riduzione è motivata dal fatto che i giudici d’appello hanno sentenziato un’assoluzione parziale per un singolo capo d’imputazione per Ijauwoye, e hanno escluso per entrambi gli imputati – che erano difesi dall’avvocato Andrea Palmiero – l’aggravante dell’immigrazione clandestina. Il procedimento nacque da una denuncia-querela presentata nel maggio 2010 da una nigeriana all’epoca appena maggiorenne. Le indagini consentirono di evidenziare l’esistenza di una serie di attività illecite svolte a Roma (ma anche ad Anzio e Nettuno) negli anni 2010-2012 da parte di un gruppo di persone di origine africana (la maggior parte provenienti dalla Nigeria) nel settore del commercio di droga e dello sfruttamento della prostituzione. Da una serie di conversazioni intercettate, emerse che gli imputati avevano indotto la ragazza denunciante e anche altre giovani donne a prostituirsi, prima facendole arrivare in Italia clandestinamente e poi indirizzandole sul luoghi di lavoro. Non solo; ne avrebbero anche controllato la vita e gli spostamenti, facendole anche dimorare insieme in casa di “madame” e ricevendo anche un regolare versamento di tutto ciò che le ragazze guadagnavano. Le giovani donne, poi, erano state minacciate dal ricorso al rito wodoo per coartarne la volontà. Nell’ambito della stessa vicenda è in corso anche un processo col rito ordinario nei confronti di un’altra coppia composta da una nigeriana e un italiano.