Santanchè contro Alfano: «Gli elettori non voteranno mai un carnefice»

Traditori e carnefici. Torna il dilemma se in politica paghi mantenere rancore o meno, dopo l’apertura di Silvio Berlusconi ad Angelino Alfano, che provoca reazioni di diverso tipo. Tra cui quella di Daniela Santanchè che opta decisamente per la prima ipotesi. Troppo tardi, è il suo ragionamento: «Condivido con Berlusconi che il rancore non paga ma trovo difficile che gli elettori del centrodestra traditi da Alfano che ha venduto i loro voti alla sinistra per uccidere Forza Italia e fare espellere Berlusconi dalla vita politica possano essere disponibili a votare i loro carnefici. Un conto é il rancore, altro é avere memoria di ciò che è successo e degli immensi guai provocati alla nostra comunità e al nostro Paese»: così la parlamentare di Fi in una nota. «Noi siamo da sempre il centro moderato, liberale e popolare: non mi sembra che possa darsi questa definizione a chi con i voti moderati fa da stampella alla sinistra», aveva detto Berlusconi ad Alffano, aggiungendo: «Non si può essere con noi e con la sinistra». «In politica vince chi non serba rancore – aveva spiegato Berlusconi in un’intervista al quotidiano La Sicilia – io so che Ncd è un partito costituito da donne e uomini che vengono dal centrodestra, la cui collocazione naturale è con noi». L’obiettivo dell’ex capo del governo è partire dalla Sicilia per poi arrivare prima delle elezioni politiche ad un ricomposizione della frattura con Area Popolare. Prudenti le parole del leader Ncd: «Nemmeno io serbo rancore a Berlusconi», premette Alfano che poi rivendica di aver le scelte fatte dal suo partito vedendo il caos in cui si trova il centrodestra. La necessità di una ricomposizione, però, per Berlusconi nasce soprattutto in chiave di politica nazionale. «Le Amministrative saranno la nostra prima sfida a Renzi, poi ci sarà il referendum sul Senato e sarà costretto a dimettersi. Una volta che gli italiani avranno bocciato il suo tentativo di egemonizzare il Paese e Renzi sarà uscito sconfitto dal referendum, il presidente della Repubblica non potrà far altro che sciogliere le Camere. Certo dovremo essere uniti perché uniti si vince, divisi si perde».