Salvini boccia Bertolaso: “O si candida la Meloni o le primarie”

«O accordo oppure andiamo alle primarie»: mentre l’ex numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, annuncia con sicurezza che ormai sta «già volando» e «sarà il sindaco di tutti i romani», il leader della Lega Nord Matteo Salvini tira il freno a mano e scompiglia ancora le carte del centrodestra sul voto a Roma. «Il candidato di tutto il centrodestra a Roma non si chiama Guido Bertolaso — dice durante Corrìere live, la diretta negli studi del Corriere —. Se si facesse avanti Giorgia Meloni il candidato sarebbe lei, per me non ci sarebbe nessun problema», si legge su “Il Corriere della Sera”.

Bertolaso sfida Salvini: “Sarò il sindaco dei romani”

Ma Meloni non si sbilancia, ha già detto che non se la sente di affrontare una campagna elettorale al settimo mese di gravidanza («Le donne possono capire… lo farei solo in extrema ratio»), e forse le pesano pure quelle 955 preferenze racimolate alle consultazioni leghiste, pardon ai gazebo, del weekend. Un po’ pochine per immaginare un plebiscito sul suo nome: ma del resto, anche gli altri non hanno sbaragliato. Bertolaso (con 2.203 voti) dice che le consultazioni le ha vinte lui perché i risultati erano «taroccati»: «Gli altri candidati hanno mandato le truppe cammellate». Ufficialmente è stato doppiato da Alfio Marchini (4.534 voti), che comunque non convince il segretario del Carroccio: «Vorrei capirne i programmi», glissa Salvini.

Come si esce da questo «casino generale», come lo ha definito Francesco Storace?

«Adesso i candidati sono cinque, cosi si perde — sentenzia Salvini — .Dobbiamo arrivare a una sintesi, anche parlando con Berlusconi. Altrimenti non ci restano che le primarie del centrodestra». Non è la prima volta che le chiede, ma ormai siamo agli sgoccioli: «Se non si trova un accordo facciamole: ma bene, prendiamo il modello Pd, e lo miglioriamo, cosi non vengono taroccate. In venti giorni, entro Pasqua, si potrebbero organizzare: farebbero bene a tutti, anche a Bertolaso. E se le vince lui, chapeau, mi fermo e lo appoggio. A quel punto potremmo farle anche a Bologna, coinvolgendo almeno 50-60 mila persone, più gente si ascolta meglio è», conclude.