“Sotto la sabbia”, il film che mostra i tedeschi oscurati da Hollywood

Uscirà il 24 marzo in Italia il film tedesco-danese Land of Mine (Terreno minato), con il titolo Sotto la sabbia. Il regista è il danese Martin Zanvliet, e gli attori sono anch’essi originari del Paese scandinavo. La storia, ambientata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, è una di quelle per nulla conosciute, ossia su cosa accadde ai milioni di soldati tedeschi sparsi per l’Europa al momento della resa. Apre insomma una nuova pagina che non compare sui libri di scuola e che Hollywood non ha mai trattato per produrre decine di migliaia di film basati sull’ultima guerra. La vicenda narra un fatto relamente avvenuto: lo sminamento, da parte dei prigionieri di guerra tedeschi, delle coste danesi minate in precedenza dalla Wermacht. Come si ricorderà, il comando tedesco riteneva che il famoso D-Day, l’invasione, dovesse avvenire in Danimarca e non in Normandia, perché dalla Danimarca, attraverso la Prussia e Kiel, si poteva entrare direttamente nel cuore del Terzo Reich. Il film ha avuto per  ora un grandissimo successo di critica, perché per la prima volta forse salta l’equazione tedesco uguale male assoluto che finora ha caratterizzato praticamente tutti i lavori sulla Seconda Guerra Mondiale. C’è un gruppo di soldati tedeschi, tutti giovanissimi, che senza alcuna formazione tecnica, vengono costretti dai danesi a sminare le loro coste; per vendetta, sembra, e per rifarsi dei cinque anni di dura occupazione. In realtà fu così un po’ in tutta Europa: come non ricordare che i marò della Decima Mas sminarono completamente il porto di Venezia e altri porti, anche se gli uomini agli ordini del comandante Junio Valerio Borghese lo fecero volontariamente. Quello che Land of Mine vuole mettere in evidenza è il lato umano dei soldati, sia tedeschi sia alleati, una volta finita la guerra non ci sono più né vittime né carnefici, anche se in moltissimi casi il ruolo di è semplicemente invertito.

“Sotto la sabbia” è ambientato in Danimarca

La storia non lo propaganda, ma è un fatto che circa quattro milioni di soldati tedeschi fuori dalla Germania (ma anche in Germania, nelle zone sotto il controllo americano) vennero concentrati in campi di prigionia all’aperto, messi a lavorare con pochissimo cibo e acqua né difesa dalle intemperie, e spesso sottoposti alle vendette dei vincitori. Ad esempio, la Francia ricevette dagli americani 630mila prigionieri tedeschi da utilizzare come manodopera per la ricostruzione, e non è illegittimo pensare che di essi ne siano morti circa 250mila, a causa dei maltrattamenti e delle condizioni in cui erano tenuti. Nei campi di prigionia americani questo numero fu di 750mila vittime,e non tutti erano soldati, ma anche civili. Gli alleati catalogarono questi decessi come “altre perdite”. I milioni di tinnellate di cibo che gli Stati Uniti dopo la guerra riversarono sull’Europa, Unione Sovietica compresa, lasciò però fuori la Germania: i vincitori erano infatti d’accordo sul fatto che il popolo tedesco avrebbe dovuto essere punito, e lo fu. In alcune zone della Germania, secondo fonti Usa, per mesi e mesi i tedeschi ricevettero cibo in quantità inferiore di quelloche ricevevano i cittadini dei Paesi occupati dal Reich. La tragedia insomma continuò per milioni di persone,e poco si sa della situazione della Germania nei mesi succesivi alla resa. Quando il Kgb aprì gli archivi, siamo negli anni Novanta, si apprese che nei campi di progionia sovietici erano morti circa mezzo milione di prigionieri tedeschi, e circa il doppio in quelli americani. La storia di Land of Mine racconta proprio dei sentimenti che albergavano in Europa a causa dei crimini nazisti, ma racconta anche che a pagare per tutti furono quegli adolescenti tedeschi che disinnescavano le mine senza saperlo fare, come racconta il film. È una di quelle storie forse “scomode” per la storiografia dei vincitori, quella stessa storiografia che ha nascosto per decenni la vera vicenda della fosse di Katyn, attribuendo ai tedeschi gli eccidi che erano stati perpetrati invece dai comunisti sovietici. Katyn, di Andrej Wajda, non fu distribuito nelle sale italiane, girò quasi clandestinamente: accadrà lo stesso con Land of Mine?