Romeno si finge prete: confessava e invece dell’assoluzione chiedeva soldi

Potrebbe evocare la sequenza di Totò Truffa, e invece il singolare episodio che ha per protagonista un immigrato romeno sotto mentite spoglie sacerdotali e un malcapitato peccatore in attesa di assoluzione è accaduto a Rovereto, nella chiesa di Santa Maria: nella realtà. Niente finzione cinematografica. Niente attori e complici di Scherzi a parte pronti a sbucare da dietro le quinte della sacrestia, ma almeno la soddisfazione di un finale consolatorio, che ha visto l’arrivo della cavalleria a sirene spiegate e l’arresto del truffatore.

Romeno si finge prete, ma invece del pentimento chiede denaro

La storia è semplice quanto inusuale: un immigrato romeno cinquantenne, evidentemente non proprio avvezzo ai riti cattolici, si finge prete, confessa un parrocchiano ma poi, al momento dell’“Atto di dolore”, invece di invitare al pentimento per i propri peccati e di concedere l’assoluzione, pretende dal malcapitato fedele un’offerta in denaro. E non che nel corso della inusuale confessione il parrocchiano non abbia notato altre stranezze, anzi… In base alla ricostruzione degli eventi fatta dai carabinieri al lavoro sul caso, il penitente avrebbe iniziato ad elencare i propri peccati non accorgendosi subito dell’inganno, in quanto chi era nel confessionale, benché non usasse terminologie religiose e, soprattutto – nel tentativo di imitare riti e formule che il sacramento richiede – frapponesse frasi talvolta incomprensibili, elargiva comunque anche consigli pertinenti su come emendare le proprie colpe. Peccato che, in maniera un po’ forzata e decisamente fuori contesto, all’improvviso al penitente pronto ad espirare le proprie colpe, il finto confessore abbia a un certo punto ricordato come avere rispetto per gli stranieri ed essere contento per la propria famiglia.

Una confessione a dir poco “inusuale”…

A quel punto, anche al più ingenuo dei credenti sarebbe potuto venire in mente che dietro quella tendina potesse celarsi un prelato a dir poco sui generis: e così, il dubbio ha cominciato a impossessarsi anche del parrocchaino in questione. Dubbio divenuto certezza nel momento in cui, dopo tante stranezze, al momento di ricevere l’assoluzione il finto sacerdote, invece di comminargli preghiere e pentimento, gli ha chiesto un’offerta da lasciare direttamente in confessionale nelle sue mani. A questo punto, allora, sono intervenuti i carabinieri del radiomobile che stavano cercando un uomo in zona, su segnalazione di alcune persone che lo avevano visto poco prima sull’altare della stessa chiesa che profferiva frasi incomprensibili, disturbando i fedeli in preghiera. Così il finto prete, già conosciuto dalle forze dell’ordine – e non per meritorie opere di bene – è stato accompagnato in caserma e denunciato a piede libero per sostituzione di persona.