Renzi ha sballato e Bruxelles ci chiede la solita manovra collettiva

Appena arrivato al vertice europeo (che ha come nodo centrale i finanziamenti alla Turchia per arrestare l’ondata di migranti), Matteo Renzi si è visto recapitare una sonora strigliata. I conti italiani proprio non piacciono, e neppure la leggiadria con cui si gioca con le leve della flessibilità. Tanto più che giusto ieri l’agenzia di rating Fitch ha tagliato le sue stime di crescita per il nostro Paese a +1% nel 2016 e +1,3% nel 2017 (rispettivamente da +1,3% e +1,5%). Secondo l’agenzia il ribasso delle stime è soprattutto legato al peggioramento delle condizioni economiche esterne.

Non tira una bell’aria a Bruxelles per l’Italia.

Certo è vero che Fitch ha anche tagliato le stime sui 20 principali Paesi del mondo, portandole nel 2016 da +2,1% a +1,7%, assicurando però che non siamo alla vigilia di una recessione mondiale. E se pure le stime sull’Eurozona sono state ridotte a +1,5% nel 2016 e +1,6% nel 2016 da +1,7% per entrambi gli anni. Resta il fatto che l’Italia si è guadagnato il ben poco invidiabile primato di ultimo della classe. Mentre Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, prova a disinnescare i richiami in arrivo («Fa parte delle procedure standard, non sono preoccupato. Non c’è niente di nuovo sulla lettera», assicu ra), il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, nella conferenza stampa finale dell’Eurogruppo, ci rimette in riga: «Non ho detto che l’Italia deve rispettare le regole più degli altri, ma ho sempre detto che tutti devono rispettare le regole». Il problema non è solo quel margine di flessibilità che l’Italia si è presa a dicembre per far quadrare i conti e varare la legge di stabilità. Ora la primavera si avvicina e Bruxelles potrebbe rifare i nostri conti. E magari costringere Palazzo Chigi a mettere mano ad una “manovrina”.

L’Italia – con uno dei debiti pubblici più imponenti del mondo – è un “osservato speciale”

Tanto più che per i Paesi co me l’Italia che rischiano il non rispetto delle regole del Patto, l’avvertimento è molto più di una minaccia: «Gli Stati nel braccio preventivo del Patto di stabilità, i cui piani di bilancio sono a rischio di non rispetto delle regole devono prendere tempestivamente misure addizionali per affrontare i rischi identificati dalla Commissione riguardo all’appropriata convergenza verso l’obiettivo dimedio termine e il rispetto della regola del debito». Tradotto: una manovra correttiva per nentrare nei parametri europei. Tanto più che la flessibilità, ovvero la possibilità di non conteggiare ai fini del calcolo di deficit e debito le spese sostenute per riforme strutturali, investimenti e anche migrazione, rischia di non bastare all’Italia per evitare deviazioni negli obiettivi di correzione delle finanze pubbliche.