Putin ritira le truppe russe dalla Siria. «Adesso è l’ora del negoziato»

Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato ufficialmente l’inizio del ritiro delle forze russe dalla Siria a partire dal 15 marzo affermando che gli «obiettivi sono stati raggiunti». Lo riportano i media internazionali. Putin spera che l’inizio del ritiro delle truppe russe dalla Siria sia «una buona motivazione per dare inizio alle negoziazioni politiche tra le forze del Paese». Lo riporta la Tass. «Penso che i compiti previsti dal ministero della Difesa sono stati generalmente soddisfatti. È per questo iniziamo il ritiro della maggior parte del nostro contingente militare dalla Siria a partire da domani», ha detto Putin in un incontro con il ministro della Difesa Sergey Shoigu e esteri Il ministro Sergey Lavrov. Il presidente russo  ha informato il suo omologo siriano Bashar al Assad della decisione di ritirare le forze russe dalla Siria. Continueranno ad essere operative la base aerea di Hemeimeem, nella provincia di Latakia, e quella navale nel porto di Tartous. Putin ha avuto parole di ringraziamento e di lode per tutti i i militari impegnati nel difficile confronto siriano: «I nostri militari, soldati e ufficiali hanno dimostrato professionalità, il lavoro di squadra e la capacità di organizzare il lavoro di combattimento lontano dal loro territorio, non avendo frontiere comuni con il teatro di guerra». Putin inoltre ha detto che spera che l’inizio del ritiro delle truppe russe diventerà una buona motivazione per l’avvio di negoziati tra le forze politiche di quel Paese e ha incaricato il ministro degli Esteri di intensificare la partecipazione della Russia nell’organizzazione del processo di pace in Siria.

Putin ha detto che gli obiettivi sono stati raggiunti

E in effetti le cose sono molto migliorate in Siria, malgrado le frequenti violazioni della tregua da parte delle forze anti-Assad. Le forze governative siriane sostenute da raid aerei russi sono giunte in queste ore a pochi chilometri da Palmira, città nota per il sito archeologico d’epoca romana e dal maggio 2015 controllata dall’Isis. Lo riferisce la tv siriana. L’inviato della tv afferma che le forze lealiste sono a meno di 5 chilometri sia a sud che a ovest della città nella Siria centrale. E a dare ragione a Putin ci pensano anche gli Stati Uniti: seicento combattenti dell’Isis sono stati uccisi in Siria nelle ultime tre settimane e nello stesso periodo lo Stato islamico ha perso il controllo di 3.000 chilometri quadrati. Lo ha detto il segretario di Stato americano John Kerry al termine dell’incontro con i quattro colleghi europei di Germania Frank Steinmeier, Francia Jean Marc Ayrault, Gran Bretagna Philip Hammond, Italia Paolo Gentiloni, e Federica Mogherini in rappresentanza dell’Ue. Come si è detto, ripartono i negoziati: Staffan de Mistura incontrerà in queste ore a Ginevra la delegazione del governo siriano per dare il via alla nuova tornata di negoziati. Lo ha annunciato lo stesso inviato dell’Onu, in un briefing trasmesso in diretta dalla televisione panaraba Al Jazira. «La ripresa dei colloqui sulla Siria è un momento di verità e speriamo un’opportunità», ha detto de Mistura, che ha tuttavia riconosciuto che esistono importanti distanze tra le parti e precisato che i colloqui si svolgeranno sulla base di una tecnica di proximity. Se nel corso dell’attuale round, che dovrebbe concludersi il 24 marzo, e il prossimo «non vedremo una chiara volontà di negoziare, ma auspichiamo che non sarà il caso, torneremo davanti a coloro che hanno influenza» ovvero Russia e Usa, i co-presidenti dell’Isgg, e il Consiglio di sicurezza dell’Onu.