Primarie, Bassolino va alla guerra contro il Pd. Bersani si schiera con lui

«Ai vertici del Pd qualcuno ha già emesso il verdetto prima che gli organi competenti abbiano esaminato i fatti. E’ una sentenza preconfezionata?». È più che mai retorico l’interrogativo che (si) pone Antonio Bassolino in un post pubblicato nel suo profilo fb. L’ex padre-padrone del Pd napoletano non è tipo da ingoiare due sconfitte consecutive senza reagire. In più, il suo pregresso rango lo induceva a ritenere che l’essere stato battuto di strettissima misura da Valeria Valente nella nomination per la corsa a sindaco di Napoli potesse essere almeno risarcito da un’approfondito esame del ricorso con cui ha chiesto l’annullamento delle primarie in quei seggi dove – a sua dire – la vittoria della rivale sarebbe stata propiziata da «disgustose» operazioni di compravendita dei voti.

Il ricorso contro la Valente respinto 8 contro 1

Ma così non è stato: la commissione dei garanti del Pd lo ha dichiarato addirittura inammissibile con otto voti su nove. Per un «cavillo», sottolinea un bassoliniano di strettissima osservanza come Vincenzo Serio, l’uomo che ha materialmente presentato il ricorso e che per primo ha abbandonato la stanza dov’era riunita la commissione dei garanti. L’unico a votare contro è stato il rappresentante di Centro Democratico, Fabio Benincasa. Per Bassolino può essere la goccia che fa traboccare il vaso, il casus belli per presentarsi comunque alle elezioni come «vincitore morale» (copyright della senatrice Anna Maria Carloni, moglie di Bassolino) delle primarie osteggiato dalla nomenclatura. Le premesse ci sono tutte, ma sarà solo il tempo a dirci se l’inquietante saga delle primarie del Pd partenopeo si arricchirà di un nuovo capitolo. Al momento, l’ordine ufficiale del partito è quello di non raccogliere e di procedere nella preparazione della campagna elettorale. «E adesso pensiamo a Napoli» esorta dal suo profilo Facebook Valeria Valente, la vincitrice.

L’ex-segretario: «Bassolino bloccato con un cavillo»

Ma l’aria che tira non è quella di scurdammece ‘o passato. Soprattutto ora che a dar manforte a Bassolino arriva anche la cavalleria della minoranza anti-renziana guidata da Pier Luigi Bersani. Le sue parole lasciano intravedere i contorni dell’ennesima faida interna: «E’ irrituale – ha infatti detto parlando con i giornalisti nel “transatlantico” di Montecitorio – che ci siano stati pronunciamenti di esponenti dell’esecutivo del partito prima della commissione di garanzia. A prescindere dagli esiti, non ci dovrebbero essere queste sgrammaticature e bisogna entrare nel merito perchè c’è un problema politico gravissimo: il disagio dei nostri elettori». Come a dire: Renzi avvisato…