“Prima il lavoro o l’ambiente?”: la CGIL divisa al referendum “No Triv”

La questione sta dividendo il sindacato, in particolare la Cgil, a proposito del cosiddetto referendum trivelle. Consultazione con la quale, il 17 aprile, gli italiani dovranno decidere se abrogare la norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana fino all’esaurimento dei giacimenti, si legge sul “Corriere Economia“.

Viene prima il posto di lavoro o la tutela dell’ambiente?

Il referendum, promosso da nove Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto), è ad alto rischio fallimento per mancato raggiungimento del quorum (sarà valido solo se vota il 50% più uno degli aventi diritto). La Fiom Cgil di Maurizio Landini si e mobilitata a favore del «sì» all’abrogazione del rinnovo delle concessioni (ce ne sono 21 entro le 12 miglia). Su questa linea anche la Cgil Basilicata e la Cgil di Foggia che ha aderito al comitato per il sì della Puglia. Per la Fiom e gli altri sindacali si tratta di bloccare «la devastazione dell’ambiente». Contro questa posizione si è invece schiera ta la Filctem, il sindacato dei lavoratori della chimica, del tessile e dell’energia della Cgil.

Landini ha spaccato la CGIL

Oggi il segretario generale, Emilio Miceli, sarà a Ravenna, all’assemblea dei lavoratori del distretto energetico che impiega oltre 6.500 addetti tra diretti e indiretti e grandi mullinazionali: «Se al referendum dovessero vincere i sì, il rischio è quello di rimanere tutti a casa, sarebbe una carneficina», avverte Miceli, per il quale «la tesi che racconta del superamento dell’energia da fonte fossile è inesistente». A sostegno del «no» si sono schierate anche la Femca (energia, chimica, moda) e la Flaei (elettrici) della Cisl e la L’ilice (tessili e chimici) con il segretario Paolo Pirani, secondo il quale lo sfruttamento dei giacimenti potrebbe continuare senza danni, «usando tecnologie sostenibili e compatibili con l’ambiente».