La politica estera di Gentiloni finisce sui fornelli: “Italia? Potenza culinaria»

L’Italia è una superpotenza. Da un ministro degli Esteri ci aspetteremmo che il termine possa avere una declinazione diversa, anche se improbabile. Invece non si riferisce a cose militari, né alla Libia, né al terrorismo, né alla Siria. Sta parlando d’altro. Sorpresa, il ministro Gentiloni a cui sono affidate le geostrategie del nostro Paese preferisce parlare non di soldati ma di chef. Ecco cosa ha dichiarato: «La Farnesina coordinerà la promozione dell’alta cucina e dei prodotti enogastronomici di qualità italiani nel mondo per mezzo della nostra capillare rete diplomatica, consolare e culturale», ha annunciato alla presentazione  del protocollo di intesa per la “Valorizzazione all’Estero della Cucina Italiana di Alta Qualità”. Quindi è stato categorico Gentiloni, a partire da quest’anno in tutte le ambasciate, consolati e istituti di cultura nel mondo l’ultima settimana di novembre sarà dedicata alla cucina italiana. Dovremmo ridere o piangere? Non sarà “buttandola in cucina” che gli italiani da oggi avranno meno paura delle emergenze e degli allarmi terrorismo che si infittiscono. Anzi, sapere che consoli e ambasciatori dovranno coordinare la politca culinaria non ci rende molto allegri e fa aumentare l’incertezza, o il dubbio di essere finiti su “Scherzi a parte”.

Gentiloni: la cucina è una carta che possiamo giocarci

Gentiloni invece non scherza e ci consola dicendo che la nostra cucina «è  una carta che possiamo giocarci meglio di come abbiamo fatto finora. L’Italia è una superpotenza culturale che ha nella cucina di qualità uno dei suoi elementi fondamentali». Quindi? Ecco pronto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini,  ad annunciare in un video- saluto un finanziamento da un milione di euro per 50 borse di studio destinate a chef italiani under 30. «I giovani chef – osserva Giannini – potranno completare la loro formazione e portare la loro esperienza in cui c’è grande domanda d’Italia». Nessuno ha detto a tutti loro che abbiamo una grande domanda di politica estera… Ma questo non è un “piatto” presente nel menù uffuciale della Farnesina, evidentemente.