“Pistola alla tempia di una bambina”. Finti poliziotti terrorizzano Milano

Rapine di finti poliziotti a Milano. Pistole spianate, urla e porte sfondate: si presentano così i banditi che, da qualche giorno, avrebbero preso di mira il quartiere arabo di San Siro, presentandosi come poliziotti. I residenti, molti dei quali sono abusivi, hanno paura a denunciarli ma il tam-tam del “suk” ha fatto emergere la notizia. Gli episodi, almeno tre, sarebbero accaduti la settimana scorsa e con lo stesso modus operandi: tre-quattro persone che si presentano alla porta urlando: “Siamo della polizia”, si fanno aprire dicendo di dover fare “perquisizioni”, probabilmente sfruttando l’onda delle attività antiterrorismo di cui parlano tutti i media, e poi mettono gli appartamenti a soqquadro portando via soldi e ori. «Parlano italiano – spiega una donna che torna dal mercato rionale, in via Preneste – e non sono dei nostri, non capiscono l’arabo». «Qui molti sono abusivi – conferma un venditore a una bancarella – non denunciano perché hanno paura di perdere la casa, anche se sono in regola con il soggiorno. Colpiscono qui perché siamo deboli».

Rapine di finti poliziotti nel quartiere arabo di Milano

«Sono entrati in casa di un mio connazionale, un marocchino che vive con la moglie e la figlia, dicendo che erano della polizia, e poi li hanno minacciati con una pistola perché lui diceva di non avere soldi. Allora hanno puntato la pistola alla tempia della bambina e lui ha tirato fuori da un cassetto 700 euro, tutti i suoi risparmi». A raccontare l’episodio è una marocchina che vive in via Preneste. Si tratterebbe dell’episodio più cruento nel cosiddetto “suk” di San Siro, la zona di case Aler che piazzale Segesta divide da quella “bene” di palazzine e ville di lusso del quartiere residenziale. Ora c’è paura, nella comunità, dove il passaparola ha fatto emergere le rapine ravvicinate, ma non è chiaro se queste siano state denunciate alle forze dell’ordine. «Sono stati dei finti poliziotti – ha proseguito – sono già venuti altre volte. A mia mamma hanno sfondato la porta perché lei non capisce bene l’italiano e non apriva nemmeno se questi urlavano polizia».