Il Papa sui migranti: “Assumersi la responsabilità del loro destino”

A Gesù “viene negata ogni giustizia” e “prova sulla sua pelle anche l’indifferenza perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino. E penso a tanta gente a tanti emarginati, a tanti profughi a tanti rifugiati” , per i quali “non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”. Lo ha detto Papa Francesco  nella omelia della Messa delle Palme, commentando i passaggi di Gesù tra sinedrio e Pilato e la “umiliazione estrema” che Gesù subisce nella Passione.

Per il Papa il Crocifisso è “la cattedra di Dio”, l’unica in grado di insegnare la via di un “amore umile” capace di “rinunciare” a “egoismo, potere, fama”. E poi ancora. “Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi”. “Egli – prosegue la riflessione del Papa- viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada”.  Ha quindi invitato a meditare su “questo mistero del suo annientamento per noi”.

Cristo, riassume Papa Bergoglio, patisce anche la sensazione di essere stato “abbandonato” da Dio e la tentazione a scendere dalla croce. Durante la messa, come è tradizione, è stato letto l’intero racconto della Passione, dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme, acclamato dalla folla, fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. “La solitudine, la diffamazione e il dolore – ha spiegato Papa Francesco ripercorrendo gli ultimi giorni di vita di Gesù – non sono ancora il culmine della sua spogliazione. Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell’abbandono, però, prega e si affida: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Appeso al patibolo, oltre alla derisione, affronta l’ultima tentazione: la provocazione a scendere dalla croce, a vincere il male con la forza e a mostrare il volto di un dio potente e invincibile. Gesù invece, proprio qui, all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio”.