Non è un paese per giovani: il Jobs Act fa bene solo agli over 50

2 Mar 2016 8:21 - di Redazione

«Avviso: post urticante per i gufi: con questo Governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi invece stanno a zero». Firmato Matteo Renzi che, chissà perché, continua a prendersela con il nobile pennuto. In realtà, senza voler scomodare l’ornitologia, non guasterebbe un briciolo di cautela in un momento di frenata dell’economia. Vediamo perché. È legittima la soddisfazione per i pur lenti progressi sul fronte dell’occupazione. Nel mese di gennaio il tasso di disoccupazione, pari all’11,5% (contro l’11,6% di dicembre) è risultato pressoché stabile, ricorda “Libero“. Dalle rilevazioni dell’istituto di statistica emerge poi che, nel complesso, a gennaio gli occupati sono aumentati di 70mila unità su base mensile e di 299mila (+1,3%) rispetto a gennaio 2015, quando è entrata in vigore la decontribuzione totale sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Ma gli occupati crescono quasi solo tra gli over 50. Pochi i giovani

A gennaio infatti le persone con un posto di lavoro in questa fascia di età sono cresciute di 359 mila unità rispetto a gennaio 2015 (+73mila su dicembre). E se gli inattivi sono diminuiti di 106mila unità è stato grazie a una riduzione di 209mila unità degli inattivi tra i 50 e i 64 anni, legata soprattutto alla stretta sull’età pensionabile. Nella fascia con meno di 35 anni, al contrario, gli occupati sono aumentati a gennaio di appena 9mila unità rispetto a gennaio 2015. Tra gli under 24 si è registrata addirittura una riduzione (-7mila) del numero di persone che hanno un lavoro, compensata da un aumento di 16mila posti per la fascia compresa tra i 25 e i 34 anni. La tendenza si è accentuata a gennaio: rispetto a dicembre gli occupati con meno di 24 anni sono diminuiti di 31 mila unità mentre sono aumentati di 8mila unità coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni.

Nonostante il Jobs Act, l’emergenza giovani continua

A di là del Jobs Act c’è una parte della riforma del mercato del lavoro che non ha ancor prodotto alcun frutto: quella relativa alle politiche attive. Non si ha ancora notizia dell’Agenzia nazionale che doveva partire a gennaio. Si spera (niente gufate) che possa entrare in azione a maggio. Eppure se il nostro tasso di occupazione rimane molto lontano dalla media Ue è anche perché le politiche attive non funzionano, salvo qualche eccezione nelle regioni del Nord. Di qui il dato più imbarazzante: non lavora il 39,3% dei giovani, con un incremento di 31 mila unità. Alla faccia dei gufi.

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