Meloni: «Mi candido perché amo Roma». E a Bertolaso: «Dacci una mano»

«Sono qui per annunciare la mia scesa in pista a sindaco di Roma». Senza giri di parole, spalle al Tempio di Menenio Agrippa, sullo sfondo delle bandiere tricolori, Giorgia Meloni sceglie piazza del Pantheon davanti un’affollatissima platea di giovani militanti per sciogliere definitivamente le riserve dopo «attenta e ragionata riflessione». Scatta l’applauso dei tanti militanti, che al termine della manifestazione intonano il coro “Vogliamo Giorgia Meloni sindaco”. Solo un microfono, niente orpelli né palchi, un po’ modello predellino (scherzano i giornalisti) per annunciare una «scelta di amore verso Roma». «Sono qui per unire e non per dividere, ma soprattutto per vincere». Ressa di fotografi, bagno di folla che quasi le impedisce di raggiungere la fontana di piazza del Pantheon («se mi spaventa tutta questa gente? Figuriamoci mi spaventa quando non ci sarà più nessuno ad ascoltami»).

Bertolaso non scalda i cuori

«Avrei preferito godermi i mesi più belli per una donna in un altro modo, ma ho sempre considerato che se non ci fosse stata un’opzione migliore la mia candidatura sarebbe stata in campo». Un gesto d’amore di una romana doc, che proviene dalla consapevolezza che Bertolaso, candidato da Berlusconi e supportato con senso di responsabilità da Fratelli d’Italia, non è riuscito a scaldare il cuore dei romani né a radunare tutti gli alleati intorno alla sua persona. «Non mi interessano le tattiche politiche, le polemiche, i compromessi, ai romani non frega niente, non mi interessa la leadership del centrodestra, sono in pista per la mia città e voglio vincere», un concetto ripetuto più volte. La scesa in campo di un leader rappresenta la migliore garanzia per marciare uniti per invertire la rotta, non solo in Campidoglio. In cima ai pensieri della leader di Fratelli d’Italia resta l’impegno a mandare a casa «il fallimentare governo Renzi che affama gli italiani».

Meloni e l’orgoglio romano

Al primo posto, la neo-candidata a sindaco, mette l’impegno di restituire ai cittadini della Capitale l’orgoglio di essere cittadini romani. «Bisogna tornare all’orgoglio di essere romani: prima c’era l’orgoglio di essere cittadino romano, ora si pensa ai topi, a mafia capitale. Bisogna tornare all’orgoglio di dire “civis romanus sum”, bisogna alzare la testa». Inevitabile lo scatto d’orgoglio di fronte alle polemiche, ancora più dolorose perché alimentate dagli alleati, Berlusconi in testa, sull’inopportunità di candidarsi perché incinta. «Credo che una donna debba scegliere liberamente, nessun uomo può dire ad una donna cosa deve fare o non fare. Per questo ho scelto discendere in campo anche se incinta. E se Roma ha come simbolo una lupa che allatta due gemelli….», ha detto la Meloni strappando il sorriso.

Mi candido per vincere

Le fratture nell’alleanza sono ancora recuperabili. «Voglio fare una appello a Guido Bertolaso, dacci una mano, vieni qui, lavoriamo ancora insieme», dice la Meloni parlando dell’ex numero uno della Protezione come di un «valore aggiunto». A Bertolaso non chiede un passo indietro, ma un passo di lato, l’impegno a non farsi strumentalizzare e a rimboccarsi le mani per il bene di Roma. «Ai romani non interessa una politica ripiegata su se stessa fatta di colpi bassi, ai romani interessano gli asili nido, la sicurezza, la lotta al degrado». Stesso appello a Berlusconi e a Salvini, che ha già dichiarato il suo sostegno e il suo impegno per raggiungere il ballottaggio. «Aiutatemi a non lasciare Roma ai 5 stelle, vinciamo insieme, si può fare», dice Giorgia chiedendo ai competitor della sfida al Campidoglio la sua stessa dedizione. E avverte gli alleati: non mi presterò a nessuna provocazione, andrò avanti per la mia strada. Strappo storico con il Cavaliere?, chiedono i giornalisti. «Di sicuro una nuova pagina da scrivere», risponde ironizzando sui “leaderini che alzano la testa”.