Mannoia, che vergogna! Così giustifica i terroristi: «Anche noi li ammazziamo»

L’arma strategica dei terroristi dell’Isis contro l’Europa non è la paura, ma il senso di colpa. È una vera e propria peste dello spirito che disarma moralmente la nostra società. Questa  aberrazione culturale si manifesta in modo particolare tra i vip,  attori, raffinati opinion maker al soldo dei poteri forti, scrittori guru alla Saviano e naturalmente cantanti. Fiorella Mannoia incarna perfettamente questo disastrogeno modello di artista “interventista”. Quello che ha detto al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora è semplicemente vergognoso. Ha giustificato i massacri di Bruxelles puntando l’indice, non contro gli assassini, ma contro le vittime: «Questa è una nuova guerra – ha detto la Mannoia –  noi li ammazziamo in modi diversi e loro hanno il loro modo di ucciderci. I nostri morti per i loro». È roba da fare accapponare la pelle. Lo vada a raccontare ai famigliari delle vittime, ai padri, alle madri, ai figli,  ai mariti, alle mogli di quella povera gente che non tornerà più a casa e le cui foto, con i volti sorridenti e innocenti, sono in questi giorni su tutti i giornali e i siti web. Lo vada a raccontare alla figlioletta di Patricia Rizzo, la donna italiana morta alla metropolitana di Bruxelles, che non potrà riabbrracciare la sua mamma.

Lo vada a dire, la Mannoia, lo vada a dire che è colpa loro, se si  ritrovano con una gamba o un braccio amputati, a quei poveracci ricoverati all’ospedale di Bruxelles, che passeranno il resto della loro vita da mutilati perché le belve dell’Isis hanno aumentato la potenza letale delle loro bombe inserendovi dentro chiodi e vetri. No, non lo dirà mai. Meglio parlare per radio, senza guardare in faccia a nessuno, e dire micidiali castronerie come questa: l’attacco a Bruxelles è «il risultato dell’andare in giro per il mondo a destituire presidenti, a metterci nelle condizioni di farci odiare». Il senso di colpa dell’Europa e dell’Occidente, dicevo. È la causa prima del suicidio politico del nostro Continente. Quanto tempo, quanti altri morti ancora ci vorranno prima che la nostra società recuperi un minimo di lucidità?  Speriamo che non abbia ragione Alain de Benoist che, citando Nietzsche, così scrive: «L’Europa si farà sull’orlo di una tomba»