Mamme in politica: si può impiccare Guido Bertolaso ad una frase?

Ore e ore di talk-show, interviste, dichiarazioni, con il dichiarato obiettivo di appurare se consigliando a Giorgia Meloni di pensare a «fare la mamma» piuttosto che la candidata, Guido Bertolaso abbia o meno offeso la nuova (pretesa e presunta) morale comune. A dar retta ai guardiani del politically correct, non siamo un Paese per donne. Magari fosse solo questo. La verità è che non siamo più un Paese serio. Solo così si spiega come mai con tutti i casini in giro per l’Italia giornalisti e politici se ne siano stati appollaiati per un paio di giorni sul trespolo delle tv a sputare sentenze su un fatto che altrove non avrebbe suscitato tanti schiamazzi. Da noi, invece, paghiamo dazio ad un’informazione inzeppata di buontemponi pronti a servire pietanze avvelenate a politici sprovveduti. Bertolaso sarà pure un gaffeur, ma da qui a impiccare un uomo ad una frase ce ne corre. La verità è che ci siamo talmente assuefatti alla banalità al potere e alla superficialità con cui approcciamo i problemi, che neppure ci accorgiamo più della tendenza a rimpicciolire tutto e a ficcare il tutto – compresi i grandi drammi del nostro tempo – nel cortile di casa. È una tecnica in cui eccelle la sinistra, a maggior ragione ora sotto la guida di Matteo Renzi, che dello storytelling è un celebrato maestro. A tal punto maestro che neppure la solennità dell’aula di Montecitorio convocata su un tema impegnativo come la posizione italiana alla vigilia del Consiglio europeo sull’immigrazione è riuscita a inibirlo. Tutt’altro: e così, piuttosto che parlare di geopolitica, demografia e degli interessi vitali italiani nel Mediterraneo, il premier ha deciso di intrattenere i deputati sulla storia di un belga di seconda generazione ucciso in Siria sotto le insegne dell’Isis per poi concluderne che «per ogni euro speso in sicurezza occorre spenderne un altro in cultura». Insomma, il solito bla-bla-bla condito di facili suggestioni.
Ma torniamo a Bertolaso. Infelice o no che sia stata la sua sortita sulla Meloni, un fatto è certo: la presenza tra i candidati a sindaco di Roma di una donna incinta non è una vicenda personale ma un fatto politico. I cittadini che ne decideranno l’elezione hanno infatti il sacrosanto diritto di sapere quanto del proprio tempo dedicherà alla città, come organizzerà la giornata e come si dividerà tra il ruolo di mamma e quello di primo cittadino. Chiunque potrà chiedergliene conto. A maggior ragione un rivale politico come Bertolaso, il cui unico torto in questo caso è stato semmai quello di non tenere adeguatamente testa all’inqualificabile strumentalizzazione seguita alle sue parole. Un motivo in più perché l’ex-capo della Protezione civile si convinca che è più facile fronteggiare un’alluvione che una campagna elettorale.