Lusi tira in ballo Rutelli: «Non decidevo io come spendere i soldi del partito»

Sono probabilmente destinate a scatenare una bufera le parole di Luigi Lusi, già senatore ed ex-tesoriere della Margherita condannato in primo grado a otto anni di reclusione per aver sottratto soldi pubblici destinati al suo partito. Rendendo, infatti, dichiarazioni spontanee davanti ai giudici d’appello Lusi ha pronunciato parole che suonano come una chiamata in correità di Francesco Rutelli, che della Margherita è stato fondatore e leader indiscusso. Va detto che Rutelli è del tutto estraneo all’indagine.

In 1° grado l’ex-tesoriere è stato condannato a 8 anni

Ciò nonostante, nelle sue dichiarazioni, Lusi ne ha descritto il ruolo come quello di un dominus assoluto anche nella gestione dei fondi. Quasi ad accreditare un’intesa tra tesoriere e leader sempre negata da Rutelli e che oggi invece Lusi ha tentato di accreditare all’interno del processo: «L’affermazione ripetuta sempre e ossessivamente da Francesco Rutelli secondo la quale nel partito il solo Tesoriere possa aver autonomamente assunto ogni decisione di spesa per 214 milioni di euro, per 11 anni – ha infatti detto -, non solo non è credibile, ma non sarebbe neanche materialmente realizzabile». È solo l’inizio di un crescendo a dir poco imbarazzante per l’ex-sindaco di Roma. «Secondo queste affermazioni – ha infatti aggiunto Lusi – sarebbe stato, quindi, il Tesoriere a decidere autonomamente di erogare milioni di euro per la Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile di Rutelli, per il comitato Centocittà fondato da Rutelli, per pagare fatture per l’acquisto di infrastrutture da destinare alla sede e alla struttura organizzativa di Api (un partito nato nel 2009 per iniziativa di Rutelli e Bruno Tabacci, ndr) piuttosto che quelle di alcuni esponenti politici della fu Margherita attraverso i loro fiduciari, per le bollette Acea, e per il sistema d’allarme della casa romana di Rutelli».

La replica di Rutelli: «Da Lusi miserabili calunnie»

Nell’udienza del 10 novembre scorso il pg Simonetta Matone ha chiesto per l’ex-senatore la conferma della pena a otto anni ritenendolo responsabile di appropriazione indebita, calunnia ed associazione a delinquere, quest’ultima caduta in primo grado. Con lui è imputata anche la sua collaboratrice Diana Ferri, condannata in primo grado ad un anno e due mesi. Per lei il pg Matone ha chiesto l’assoluzione. La sentenza è prevista per il 31 marzo prossimo. Non si fa attendere la replica, veemente, di Rutelli: «Dopo oltre quattro anni di ladrocinio, sono arrivati quattro anni di calunnie. Ma questa vergogna si ribalta su chi l’ha orrendamente architettata. E si ribalterà, nelle aule di giustizia, su chi l’ha amplificata, pur sapendo perfettamente che di miserabili calunnie si tratta».