L’ultima di Mel Gibson? Fa costruire un crocifisso gigante in Australia

Che la star di Braveheart, nonché regista di The Passion, vanti una personalità a dir poco poliedrica e stravagante ce lo dicono gli ultimi vent’anni della sua vita e della sua carriera. E adesso, a conferma di una fede che sfida crisi personali e tempi moderni, e a ulteriore riprova dell’eclettismo tipico di Mel Gibson, arriva direttamente da Sidney la notizia – ripresa tra gli altri da Blitz Quotidiano – secondo cui il divo hollywoodiano starebbe partecipando alla costruzione di un crocifisso da un milione di dollari, fatto di Led e alto venti metri. La croce verrà realizzata in acciaio, resistente alle condizioni climatiche e posizionata sulla cima di una remota montagna dell’Australia centrale in omaggio a Gesù.

Mel Gibson e la costruzione di un crocifisso da un milione di dollari

L’ultima iniziativa sostenuta dall’attore – a detta del fotografo paesaggistico nonché fedele cristiano Ken Duncan, che con Gibson avrebbe recentemente scalato il monte chiamato Memory Mountain (Montagna della Memoria) – rende dunque nuovamente omaggio alla fede in Cristo: una delle costanti dell’impegno di Gibson. Anche se mister Duncan nelle ultime ore si sarebbe affrettato a negare che la star di Mad Max abbia alcun coinvolgimento diretto nel progetto, pur ammettendo tra le righe di dichiarazioni e smentite che alcuni dei regali destinati a chi dona soldi all’iniziativa proverrebbero direttamente dal set del film La Passione di Cristo e sarebbero autografati da Gibson in persona. Al momento, in base a quanto riportato dai media australiani, il fotografo avrebbe raccolto finora quasi 340.000 dollari dei 920.000 necessari alla costruzione della struttura. Il Daily Mail Australia, in particolare, riferisce che un donatore anonimo ha già contribuito con più di 100.000 euro. E subito le ipotesi si sono contratte sul divo di Hollywood…

Gibson, tra fede religiosa e inquietudine da star

Ora, crocifisso colossale o meno, la notizia fa scalpore perché riaccende i riflettori sulla star senza parlare di film, set, incassi record, dichiarazioni politically scorrect o denunce per fermo in stato di ebbrezza. Un palmares che, nel bene e nel male, caratterizza il curriculum di Mel Gibson – 60 anni compiuti lo scorso 3 gennaio – che dopo dieci anni di assenza dalle scene ha scelto di regalarsi un nuovo film, Hacksaw Ridge, un dramma ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, incentrato sulla vita di Desmond T. Doss, medico e primo obiettore di coscienza della storia. A ulteriore dimostrazione che, una volta di più, l’eclettismo a 360 è decisamente la cifra del suo talento e la chiave della sua quotidianità. È per questo che in questi primi sei decenni della sua vita Mel Gibson è potuto passare dal ruolo di protagonista degli action movie alla Mad Max, e dei polizieschi della serie di Arma letale, all’Amleto di Zeffirelli fino al suo La Passione di Cristo, titoli che ne hanno sancito in modo e misura diversi – specie dopo i cinque Oscar conquistati per Braveheart, tra cui quelli per miglior film e miglior regia – la grandezza anche dietro la macchina da presa. Una parabola a dir poco ascendente la sua, almeno fino al 2006, anno che nella vita della star americana segna un difficile spartiacque, sia sul piano professionale, che su quello personale. Il 2006, infatti, per Gibson è l’anno della crisi: quello che registra l’indigesto flop della sua ultima regia, e quello che segna il discusso divorzio dalla moglie di una vita, costato la cifra record di 400 milioni di dollari e pagato anche con l’abuso di alcol che ha immancabilmente portato con sé tutti i prevedibili effetti collaterali, normalmente presenti nel carnet di un divo bello e dannato che rispetti: dall’arresto alla guida in stato d’ebbrezza, ai successivi eccessi d’ira contro giornalisti e paparazzi che vogliono rimestare in quel torbido.

Una carriera (e una vita) tra genio e sregolatezza

Del resto, che Gibson vantasse una personalità composita e dai risvolti imprevedibili, lo si doveva capire: eppure ha stupito tutti oltremisura quando, dopo 26 anni di matrimonio vissuti accanto a Robyn Moore e a crescere i 7 figli nati da quell’unione – che gli era valso il titolo di “sacrestano di Hollywood” – l’attore scelse di separarsi a caro prezzo. E non che la successiva relazione con la nuova compagna, Oksana Grigorieva, gli abbia concesso sconti: anche quel legame, infatti, sarebbe finito in tribunale, con tanto di verbali su molestie e minacce di morte, poi tradotte per il codice in 36 mesi di libertà vigilata e costate all’attore – oltre a un esborso a diversi zeri – anche la rinuncia all’affidamento dell’ottava figlia. Mancavano all’appello le dichiarazioni antisemite? E Mel Gibson le ha servite in pasto alla stampa su un piatto d’argento. Ora ila presunta partecipazione al progetto del crocifisso gigante: se vuole spiazzare, insomma, Gibson ci riesce. Sempre.