Lucio Dalla: scomparso un anno fa e dimenticato dalla “sua” Bologna

Di Lucio Dalla conservo un ricordo bellissimo. Da presidente della Provincia di Roma avevo promosso una campagna per indurre i giovani a indossare il casco, a  non rischiare la vita sfidando la sorte e tralasciando ogni cautela e quel minimo di precauzione che occorre sempre avere. Cercavamo un testimonial per quella campagna pubblicitaria. Ci fu un periodo maledetto in cui non si contavano gli incidenti. Giovani vite spezzate sull’asfalto. La legge che obbligava l’uso del casco, come quella delle cinture di sicurezza nella guida delle automobili era uscita da poco, ma erano pochi a rispettarla. Facevamo i conti con la fatica di incanalare l’esuberanza giovanile nel rispetto di una regola giusta, salvifica. Ebbene, chi più di Lucio Dalla poteva offrire volto e voce ad un messaggio in grado di far presa, di essere penetrante e convincente, soprattutto sui più giovani? Sì, proprio lui: il cantautore bolognese, il maestro che ha dato senso, idea, carattere, unicità ad un genere musicale tutto suo. Personaggio di spicco della melodia italiana, Dalla amava le moto. Si faceva spesso fotografare a cavallo della sua motocicletta con tanto di casco infilato in testa. Ribelle, come immaginano di essere un po’ tutti i centauri, ma anche attento a non esagerare, a non rischiare. Così, fu proprio Lucio Dalla il testimonial della Provincia di Roma. Ci regalò (nel vero senso della parola), in quella occasione, uno straordinario concerto in cui a migliaia di giovani raccontò il suo amore per la moto unito all’amore per la vita. Ci perdonino i lettori se ricorriamo ad un ricordo personale per  rendere omaggio a Lucio, ad un anno dalla scomparsa. Ci piace ricordarlo anche così, Lucio Dalla. Per la sua generosità, per le passioni che lo animavano, oltre la musica e la poesia delle sue canzoni. Che noi tutti amavamo. E che lo rendevano in un  certo qual modo universale. Le sue idee politiche, si sa , erano di sinistra. Ma la musica, quella vera, quella che fa vibrare l’animo e commuove le generazioni, non ha colore. Perché è essa stessa colore. Arte che tempra e riscalda lo spirito. Note che librano nell’aria, incantano le coscienze. Ritornelli che fluttuano nella mente. Ritmi che non tramontano. Ecco, se c’è una cosa che non ci va giù nella notte dedicata al ricordo di Lucio Dalla è il fatto che Bologna, la sua città natale, quella di Piazza Grande e del 4 marzo 1943, non  abbia fatto nulla per onorarlo. E dire che, da vivo, le giunte di sinistra della città degli Asinelli lo blandivano e lo accarezzavano. Da vivo, appunto. Da morto, lo hanno dimenticato.