Adesso l’Italia si allea con Egitto e Francia per colpire l’Isis in Libia?

Forze speciali di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, stanno convergendo sulla Libia per controllarne i punti nevralgici, in particolare a Tripoli, a quanto si apprende. Per quanto lo facciano, ormai da mesi, in sordina, tuttavia la notizia si è diffusa. Solo l’Italia ancora non si fa vedere, e il suo governo, con la storia dei droni armati Usa, ha deciso di non decidere. Ad esempio, la Gran Bretagna sta per inviare una avanguardia militare in Tunisia per constrastare le infiltrazioni dell‘Isis al confine con la Libia. Lo ha detto il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, che ha sottolineato anche di essere estremamente preoccupato per la crescente presenza dei miliziani jihadisti lungo la costa della Libia. Inoltre una fonte francese ben informata ha riferito che la portaerei Charles De Gaulle compirà, nei prossimi due giorni, manovre con la Marina egiziana: lo si legge sul sito arabo Al-Wasat. Il sito precisa che, secondo una fonte militare francese, «la portaerei ha lasciato il Golfo persico lunedì scorso, è in rotta verso il Mediterraneo e deve arrivare al largo del litorale libico alla fine della settimana in corso» (che nei Paesi islamici finisce venerdì). La De Gaulle, nel Golfo dal 19 dicembre, imbarca «gruppi combattenti a disposizione dell’esercito francese per raccogliere informazioni sulla Libia per aria e mare». Intanto sul terreno, ossia in Libia, mentre il governo non si riesce a formare, anche per l’indifferenza ostile della popolazione, un qualsiasi tipo di compagine, i combattimenti tra fazioni continuano ovunque, spingendo sempre più masse di giovani verso i terroristi dell’Isis, che in questo momento appaiono come le uniche forze organizzate e con le idee chiare. Per quanto riguarda il nostro Paese, poche ore fa si è saputo che «l’Italia è in prima linea per il comando di una missione in Libia e gli Stati Uniti appoggiano Roma con forza». Ad assicurarlo è stato il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, secondo il quale occorre riportare al più presto il Paese nordafricano in un quadro di stabilità, perché il caos non fa altro che dare linfa all’espansione dello Stato islamico. E quando ci sarà un nuovo governo, ha sottolineato il capo del Pentagono, gli Usa sono pronti a garantire il massimo sostegno già promesso all’Italia, che si è candidata per il ruolo guida in un intervento internazionale di stabilizzazione nel Paese al quale è così vicina. «Ai libici – ha ammesso Carter – non piace l’idea di un intervento esterno straniero, così come non piace che qualcuno entri nel Paese per prendersi il loro petrolio. Ma siamo certi, ha proseguito, che quando il governo sarà nato, e speriamo accada presto, chiederà un aiuto internazionale».

Libia, la minoranza dem pronette battaglia a Renzi

Per la verità, nel giorni scorsi più di un esponente del governo italiano ha decisamente respinto la sola idea di intervenire in Libia, nonostante gli interessi economici che abbiamo nella nostra ex colonia. Tuttavia il sito israeliano di intelligence Debka pubblica indiscrezioni secondo cui lo schieramento della De Gaulle sarebbe stato deciso da Parigi «dopo che il presidente François Hollande e quello egiziano Abdel Fattah Sisi avrebbero portato avanti i piani per un assalto congiunto con l’Italia per colpire le posizioni dell’Isis in Libia. Le tre potenze – aggiunge il sito – avrebbero raggiunto un accordo per lanciare l’offensiva a fine aprile o a maggio». Nessuna conferma, ma l’Italia sarebbe pronta ad una missione militare di supporto, con un contingente non numericamente rilevante (addestratori, consiglieri e forze speciali) e il compito essenzialmente di addestrare le forze locali e sorvegliare siti sensibili, come ambasciate e sedi istituzionali, ad esempio la sede della missione Onu a Tripoli. Guai per il governo vengono anche dalla minoranza del Pd: «Dunque, entriamo in guerra. Gli Stati Uniti ci hanno addirittura promesso il comando delle forze in campo in Libia. Sono soddisfazioni. Peccato che la partecipazione dell’Italia alla guerra libica contro Isis ponga una serie di controindicazioni democratiche e costituzionali di non poco conto», dichiarano infatti in una nota i parlamentari di Possibile Pippo Civati, Beatrice Brignone, Andrea Maestri, Luca Pastorino e Toni Matarrelli. «L’art. 78 della Costituzione – aggiungono – afferma che la dichiarazione dello stato di guerra compete al Parlamento che attribuisce al Governo i poteri necessari. E l’art. 11 della stessa Costituzione afferma perentoriamente il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Si dirà che la lotta al terrorismo è guerra difensiva (non offensiva) e che anche in passato il Parlamento non è stato coinvolto (ad esempio, nell’operazione Allied Force contro la Serbia nel 1999). Si vuole fare passare l’idea che l’uso della forza armata è una scelta politica ordinaria, un atto di governo come un altro. Noi crediamo che la scelta di usare le armi in Libia assumendoci il rischio di esporre l’Italia alla perdita di vite umane sul campo e nelle prevedibili ritorsioni terroristiche dell’Isis rappresenti un fatto politico di eccezionale rilevanza e non possa esimere il Governo da un passaggio parlamentare». Insomma, ne vedremo delle belle.