L’inquisito Lula, icona della sinistra, si ricandida: l’avesse fatto Berlusconi…

Se lo proponesse Berlusconi scoppierebbe la guerra civile: invece l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, al centro di una inchiesta per presunta corruzione e prelevato venerdì dalla polizia per andare a deporre, ha tranquillamente dato la propria disponibilità a candidarsi alle presidenziali del 2018. «Mi offro come candidato, ho 70 anni ma ho ancora la voglia di un giovane di 30 e un corpo da atleta di 20. Quindi mi candido», ha detto Lula parlando a una platea di sindacalisti del settore bancario a San Paolo. «Se cercate qualcuno che animi la truppa, sono qui», ha aggiunto Lula, che si è anche definito «il miglior presidente della storia del Brasile e migliore presidente del mondo all’inizio del XXI secolo». All’incontro erano presenti anche il presidente del Partito dei lavoratori, Rui Falcao, e il sindaco di San Paolo, Fernando Haddad. Lula, che ha infiammato la platea, ha anche duramente criticato i magistrati che venerdì all’alba lo hanno mandato a prelevare a casa dalla polizia per portarlo a deporre. «È stata un’offesa personale, al mio partito, alla democrazia e allo stato di diritto», ha detto. Il nuovo terremoto politico in Brasile ha visto un senatore del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) al governo, Delcidio Amaral, fare i nomi della presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, e del suo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, davanti ai pm della “Lava-Jato”, l’inchiesta sullo scandalo di tangenti nella azienda statale del petrolio, Petrobras. Molti osservatori sono ora pronti a scommettere che le rivelazioni possano rappresentare il colpo di grazia al mandato dell’attuale capo di Stato, già sottoposta a processo di impeachment.

 Lula è al centro di una tangentopoli verde-oro

L’opposizione è subito tornata a chiedere a gran voce la rinuncia di Rousseff (che ha nel frattempo convocato una riunione di emergenza a Brasilia con i suoi più stretti collaboratori), mentre l’ex presidente Lula, attraverso la fondazione a lui intitolata, ha ovviamente negato la sua «partecipazione, diretta o indiretta, in qualsiasi tipo di illegalità». L’ennesima crisi è scoppiata, venerdì, in una giornata difficilissima anche per l’economia del gigante sudamericano, a soli cinque mesi dal via delle Olimpiadi di Rio de Janeiro: dati ufficiali dell’Istituto nazionale di geografia e statistica hanno confermato il crollo del Pil nel 2015, -3,8%, peggior risultato in 25 anni. Arrestato a novembre con l’accusa di aver cercato di ostacolare il lavoro degli inquirenti, Amaral avrebbe detto alla polizia giudiziaria che sarebbero invece stati proprio Dilma e Lula a tentare di interferire nello svolgimento delle indagini sulla Tangentopoli verde-oro. Le esplosive dichiarazioni di Amaral farebbero parte di un accordo che prevede sconti di pena per chi decide di collaborare con la giustizia, i cui contenuti sono stati anticipati dalla rivista IstoE. È la prima volta che Dilma e l’ex capo di Stato sono bersaglio di fuoco amico: prima di essere arrestato, Amaral era capogruppo al Senato del Pt, il partito, da 14 anni al potere, fondato proprio da Lula e a cui appartiene anche la stessa Rousseff. Per l’ex ministro della Giustizia di Dilma, José Eduardo Cardozo, il senatore “pentito” non ha credibilità ed è possibile che sia diventato collaboratore di giustizia come forma di vendetta verso l’attuale governo, che non lo avrebbe aiutato a uscire dal carcere.