Libia, la vedova Failla: «Niente scuse né condoglianze. Stato incapace»

Parla la vedova Failla. Ed è un duro atto d’accusa quello della moglie di Salvatore, il tecnico italiano assassinato in Libia insieme al suo collega Fausto Piano. Non ha dubbi la vedova Failla. E con voce ferma torna ad accusare lo Stato. Definito incapace. Perciò niente scuse e niente condoglianze. Ma a gran voce richiesta di verità. “Avrei voluto che mio marito tornasse a casa vivo ma non è stato possibile perché non sono stati capaci, non hanno lavorato come dovevano lavorare e tutti quegli uomini che mi dicevano che si trovavano in Libia per riportarmelo a casa, non hanno fatto niente per me. Delle loro scuse e delle condoglianze non me ne faccio nulla“. Ha detto la vedova Failla, uno dei due tecnici italiani uccisi in Libia,  nel corso della trasmissione “Mattino 5“. “Il giorno del funerale lo Stato non mi serviva più, quel giorno avrei voluto non vedere nessuno”, queste le durissime parole di Rosalba. “Ci sono stati tanti momenti in cui mi sono sentita tradita dallo Stato – ha aggiunto la vedova Failla – dai tempi di prigionia di mio marito, che dovevano essere più corti, dall’autopsia che è stata effettuata in Libia e, infine la prigionia di Salvo anche da morto. Nessuno di noi è stato tutelato. Solo lo Stato si è tutelato”. “Io credo che mio marito si sia sentito abbandonato per tutti gli otto mesi di prigionia, non solo negli ultimi giorni. Voglio chiarimenti e spiegazioni dal Governo – ha concluso la vedova Failla – perché fino ad oggi non ne ho ricevute, nè da parte dello Stato, né da parte delle persone che erano sul posto. Voglio la verità e non mi fermerò fino a quando non l’avrò avuta”. Dignità e fermezza: il coraggio di dire ciò che si pensa ha il volto di questa donna. Lasciata sola dallo Stato.