Lettera aperta di una prof precaria: «Perché i miei esami non finiscono mai?»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un’insegnante precaria costretta a partecipare, con tantissimi altri suoi colleghi nella medesima condizione, a un altro concorso a cattedra indetto dal ministero della Pubblica Istruzione nonostante l’ottenuta abilitazione all’insegnamento.

«Gli insegnanti precari in servizio nella scuola pubblica italiana da anni e con contratti annuali ormai abilitati all’ insegnamento ci opponiamo con tutte le nostre forze a questo nuovo concorso a cattedra 2016 e chiediamo l’inserimento in GAE (graduatoria ad esaurimento). Mi chiamo Fabrizia Ferrari, ho 44 anni, tre figli e sono un’insegnante precaria da ormai 15 anni. Insegno lingua francese nella scuola secondaria di primo grado, la vecchia scuola media e da 9 anni che lavoro presso la stessa scuola. Sono qui solo per fare conoscere la mia situazione e quella di milioni di insegnanti precari, a tutte quelle persone che non sanno cosa sta succedendo in Italia in questo momento. Sono laureata in lingue e letterature straniere moderne! Mi hanno chiesto di abilitarmi e l’ho fatto con il TFA 1° ciclo raggiungendo il massimo dei voti. Mi hanno chiesto dei master ed ecco che ci sono anche quelli. Hanno voluto un’ulteriore qualifica in inglese e l’ho presa. Poi il patentino europeo ed eccolo. Corsi di perfezionamento e tanto altro; e ora mi chiedono anche il concorso? Perché? Mi hanno già super valutata dal Ministero dell’Istruzione e adesso devo essere nuovamente rivalutata da un concorso ingiusto? Perché? Amo il mio lavoro e sinceramente penso di saperlo svolgere abbastanza bene: ho un ottimo rapporto con i miei alunni e con le loro famiglie. Eppure sono costretta a fare questo dannatissimo “concorso truffa”. Purtroppo a settembre non mi faranno più lavorare solo perché ci sono persone incompetenti che decidono del mio futuro. Questa è democrazia? No! Non penso proprio. Questo è un regime dittatoriale, dove ci sono persone che decidono e gli altri che obbediscono. Beh, io non ci sto! Non lo farò questo concorso, non perché non ho voglia di mettermi nuovamente in gioco, ma perché ci saranno sempre i soliti raccomandati che ti passano davanti e che non sono mai entrati in una classe. Una cosa è parlare, un’altra è saper insegnare ai ragazzi, educarli e prepararli alla vita futura. Sono veramente stanca, ormai non credo più nella giustizia e nella democrazia, due termini fondamentali della Costitzione italiana. Vorrei solo essere ascoltata e continuare a fare il mio adorato lavoro di insegnante».

 Professoressa Fabrizia Ferrari