Le mani su 8 milioni tra lettori e utenti web: e se l’avesse fatto Berlusconi?

Avvio di seduta in forte rialzo per il gruppo L’Espresso dopo l’accordo per fondersi con Itedi. Il titolo balza dell’8,3% a 1,07 euro, seguito dalla controllante Cir (+3,13%). Scivola invece Rcs (-4,59% a 0,58 euro) dopo l’annuncio dell’uscita di Fca con l’attribuzione delle azioni del gruppo che edita il Corriere della Sera ai propri soci. Sono gli effetti immediati (vedremo come andrà sui tempi lunghi) della pax giornalistica tra il gruppo Elkann-Agnelli e il gruppo l’Espresso che fa capo a Carlo De Benedetti. Con le ovvie ripercussioni sul Corriere. L’accordo editoriale Agnelli-De Benedetti  suscita , però, non poche preoccupazioni sullo stato della informazione nel nostro Paese e provoca reazioni politiche molto critiche sia a destra che a sinistra. «È in pericolo la democrazia nel nostro Paese»: è il giudizio di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, sul nuovo polo editoriale nato dalla fusione L’Espresso-Itedi, ossia Agnelli-De Benedetti). «Lo abbiamo detto e ripetuto tante volte in questi mesi nei confronti degli sciagurati provvedimenti e comportamenti del governo guidato da Matteo Renzi: e se l’avesse fatto Berlusconi… Oggi – afferma Brunetta in una nota – ci tocca evocare il medesimo adagio parlando del super polo dell’informazione, con quasi sei milioni di lettori stimati su carta e oltre due milioni e mezzo di utenti unici sul web, nato dalla fusione tra la Itedi, società che controlla La Stampa e il Secolo XIX, e il Gruppo L’Espresso, proprietario di Repubblica e dell’omonimo settimanale oltre ad una serie di giornali locali. Primo gruppo editoriale in Italia, uno dei primi in Europa. E se lo avesse fatto Berlusconi? Avremmo avuto quotidiani pieni di commenti disgustati, manifestazioni di piazza per difendere la libertà di stampa, sinistrosi scatenati nei talk show contro il capitalismo, opinionisti scandalizzati, popolo viola, popolo arancione, popolo arcobaleno. Sarebbe successo il finimondo. La verità è che una cosa del genere Berlusconi non l’avrebbe mai fatta, mai neanche pensata».

«Oggi – continua l’esponente di Forza Italia – la notizia della fusione Itedi-Gruppo Espresso viene annunciata in pompa magna dai diretti interessati e trattata con freddezza e distacco dagli altri organi di informazione, telegiornali compresi. La verità è che una simile concentrazione di potere è un male assoluto per un paese occidentale evoluto come l’Italia. Non ho paura di dire che con un conglomerato di interessi e finanza di questo tipo, cosa mai vista, è in pericolo la democrazia nel nostro Paese. Dovrebbero riflettere in molti, dovremmo preoccuparci tutti», conclude Brunetta.
Chi avverte i rischi delle ricadute negative per l’occupazione è il sindaco di Genova, Marco Doria. “Nel settore della carta stampata quotidiana c’è un rischio occupazione a Genova, il rischio esiste ed è serio”, afferma. La fusione tra gruppo La Stampa e L’Espresso, in effetti, a Genova crea la ‘sovrapposizione’ tra Il Secolo XIX e Il Lavoro, l’edizione locale de La Repubblica.  “Nel mondo della carta stampata abbiamo visto un progressivo e inarrestabile processo di concentrazione delle testate o di scomparsa di testate storiche. – continua – Sono a favore di una grande pluralità dei mezzi d’informazione, è chiaro che non possiamo più limitarci a considerare il fenomeno dei mezzi di informazione guardando solo la carta stampata e il quotidiano classico. Ci sono anche le tv e il web. Il sistema dei media è molto cambiato. Il ‘pezzo’ della carta stampata era in crisi da tempo”. Non solo Doria si lamenta a sinistra. Anche il deputato dem Michele Anzaldi, membro della commissione di Vigilanza della Rai dice la sua:”Io, uomo del Pd, dico che è una cosa negativa, perché meno pluralismo c’è e peggio è”.  “Se io avevo, ad esempio, una notizia che mi veniva rifiutata da Repubblica, perché non valutata tale, andavo alla Stampa, ma adesso non ci posso più andare. Quindi, meno pluralismo c’è e peggio è per tutti”.