La destra i conti con il fascismo li ha fatti, il punto oggi è la democrazia in crisi

Siamo alle solite. Puntuale come il fantasma di Canterville, ricompare lo spettro del fascismo a turbare l’opinione pubblica di destra,  in un momento non certo sereno per le note lacerazioni sulle candidature a sindaco di Roma. Quella domanda di Lucia Annunziata  a Giorgia Meloni sul suo rapporto con il fascismo  (puntata di In 1/2 ora di domenica scorsa) non c’entrava molto con il dramma che sta vivendo oggi il centrodestra nella Capitale. Eppure quella domanda è arrivata, secca, metallica e insensata: “Lei è fascista?”. La risposta di Giorgia ha innescato una discussione a distanza con Francesco Storace. “Io sono di destra. Non voglio essere giudicata per niente che sia dell’altro millennio, è un tema che non mi interessa. Io sono nata nel 1977, non sono mai stata fascista”, ha detto la leader di FdI.  “Nessuno chiede a Meloni di mettere oggi la camicia nera perché non avrebbe senso, ma un po’ di rispetto per una storia che si è vissuta, che si è tramandata di padre in figlio credo che sia una cosa che nessuno deve negare”: questa la risposta del candidato a sindaco de La Destra. La cosa sarebbe finita lì, anche perché parliamo in fondo di due generazioni diverse, ancorché attigue: la Meloni ha ricordato indirettamente di appartenere a una generazione apparsa sulla scena pubblica quando la destra aveva giù fatto i conti con il fascismo, a Fiuggi;  Storace, che invece quel cruciale e lacerante  passaggio storico-politico lo ha vissuto direttamente, ha voluto ricordare a sua volta che, anche la generazione di Giorgia, reca nel proprio Dna politico l’esperienza di quel travagliato e drammatico percorso.

Sarebbe finita lì, dicevo. Ma non è finita lì. Subito, a capofitto, s’è lanciato lo stormo dei ghostbusters in picchiata. La discussione è stata esasperata, dilatata, banalizzata. Il titolo più bizzarro lo ha fatto l’edizione on line de Il Tempo : “L’outing della Meloni: ‘Mai stata fascista’”. Outing? Ma di che! Stiamo scherzando?  Il Corriere della Sera ha dedicato alla querelle una intera pagina, con una densa e lunga nota di Pierluigi Battista, che così si conclude: “Il rimosso non se ne va. Il passato non passa. Sotto il tappeto è già tutto pieno”. Come a dire: la destra non ha realmente fatto i conti con il fascismo.

Siamo alle solite. Ai soliti trabocchetti mediatici che vorrebbero riportare la destra alla casella di partenza, come al gioco dell’oca, in un perenne anno zero. Come se, in questi 21 anni passati dal congresso di Fiuggi a oggi, non fosse successo niente, a destra e dintorni. Come se non ci fossero state altre lacerazioni, altri drammi. Come se non ci fosse stata una diaspora dolorosa. E certo Battista non ha tutti i torti quando mette il dito nella piaga del rimpianto, per quella quella destra che “avrebbe potuto dimostrare tutte le sue potenzialità” e che non ha saputo o potuto farlo. Ma il problema della destra di oggi è quello di tutte le culture politiche che vivono il dramma della democrazia in crisi, una democrazia  assediata dai poteri tecnocratici, da un lato, e dalla disaffezione popolare, dall’altro. Ed è questo il dramma che la generazione di  Giorgia  sta vivendo in pieno, e che caratterizza profondamente l’atmosfera del nostro tempo. Il bacino di  consenso potenziale della destra odierna nasce proprio da questo disagio e dalle promesse non mantenute del sistema politico. E’ su questa temperie storica che era lecito attendersi una domanda di Lucia Annunziata alla leader di Fratelli d’Italia e candidato a sindaco a Roma, Giorgia Meloni.