L’11 settembre iniziò a Molenbeek. In Europa troppi quartieri islamici

A Molenbeek furono reclutati i due kamikaze tunisini che fìngendosi giornalisti con una bomba nascosta in una telecamera uccisero il 9 settembre Shah Massud, il Leone del Panshir nemico del Mullah Omar: era il regalo di Bin Laden al suo ospite prima dell’attacco a New York e Washington. «Avevano diversi bagagli e mi mostrarono anche la telecamera, un modello piuttosto vecchio: più tardi capii perché», raccontava Wahid Mozdah, vice ministro degli Esteri talebano che li accolse a Kabul per mandarli a Kandahar da Osama. Uno degli assassini, Abdessatar Dahmane, aveva frequentato il centro islamico di Molenbeek, così come Hassan El Haski, pianificatore degli attentati di Casablanca e di Madrid, ricorda “Il Sole 24 Ore“.

L’11 settembre cominciò in Belgio a Molenbeek

Ma quante sono le Molenbeek d’Europa? Dozzine, in Belgio, Francia, Gran Bretagna, Olanda, m gran parte basate su un principio, quello dell’auto-esclusione e del rifiuto dell’integrazione. Il modello di stato laico, fondato sui principi assai condivisibili della non discriminazione, da queste parti ha smesso di funzionare da un pezzo. In Gran Bretagna gli islamisti radicali un tempo si trovavano alla moschea londinese di Finsbury Park, una delle reti di terroristi tra le più pericolose in Europa. Abu Hamza, condannato all’ergastolo nel 2015, era l’imam egiziano che aveva trasformato Finsbury Park nel centro di riferimento dei fondamentalisti di mezzo mondo. Aveva perso una mano e un occhio m Afghanistan ed era riuscito a correre sul filo del rasoio, tra prediche incendiarie e collusioni con movimenti terroristici. Fu uno dei suoi adepti a inventare lo slogan “zona controllata dalla sharia” pertracciarei confini del quartiere islamico. Da Birmingham a Liverpool a Manchester, la legge islamica domina alcuni quartieri secondo le regole di Abus Musab al Suri, autore del manuale “Appello alla resistenza islamica mondiale”, 1660 pagine sul web, dove per la verità invita anche i veri credenti a dissimulare la loro ideologia in Occidente: per colpire meglio, a sorpresa.

In Francia e Inghilterra tanti quartieri islamici

I jihadisti francesi delle periferie stanno seguendo lo stesso destino: Parigi non ha certo ostacolato Erdogan quando ha aperto “l’autostrada della Jihad” con il consenso del segretario di Stato Hillary Clinton. Nel 2015, secondo il Senato francese, erano 1.500 i giovani della filiera islamista radicale coinvolti nel conflitto siriano, con un aumento dell’84% rispetto all’anno precedente. E potevano essere di più perché sono 5mila i candidati alla jihad: un piccolo esercito. Non tutte le reclute vengono dalle banlieues che però restano il campo d’arruolamento principale come dimostrano le periferie di Parigi, Strasburgo, Tolosa, Lione e Grenoble. Banlieues diventate nel tempo spazi separati e qualificate come Zus, Zone urbane sensibili. Le Zus sono circa il 7% del totale della popolazione, 5 milioni di persone, in gran parte di origine straniera: qui il tasso di disoccupazione è il 20%, il doppio della media, il 30% vive sotto il livello di povertà contro il 12% nazionale. Un terzo della popolazione è originaria del Maghreb o dell’Africa.