Jobs Act anche in Francia? Scoppia la protesta contro il “renziano” Valls

Valanga di firme in Francia contro il progetto di riforma del codice del lavoro voluto dal premier Manuel Valls, una sorta di “Jobs Act” alla francese. Secondo quanto riferiscono i media transalpini, la petizione, lanciata online dalla sindacalista Caroline De Haas, ha superato il milione di firme: un record assoluto francese per una petizione online.

Jobs Act in Francia: Valls seppellito dalle firme contro

Calano i licenziamenti e aumentano, nel contempo, i contratti stabili. Il primo anno di «Jobs Act» – la legge che ha introdotto le tutele crescenti e mandato in soffitta l’articolo 18 – si chiude con una tendenza positiva: secondo i dati del ministero del Lavoro nell’arco del 2015 i licenziamenti sono scesi dell’8,4%, fermandosi a quota 841.781, si legge su “La Stampa”. Specularmente i contratti a tempo indeterminato – anche se ormai in una declinazione diversa dal mitico posto fisso a vita – sono cresciuti del 43,6%. Sono infatti stati attivati 2.346.101 nuovi contratti a tempo indeterminato.

Rispetto al 2014 si tratta di quasi 712 mila assunzioni stabili in più.

Negli ultimi 3 mesi del 2015 il dato dei nuovi contratti a tempo indeterminato è addirittura raddoppiato rispetto allo stesso periodo di un anno prima: si è passati da 368mila a quasi 740mila rapporti di lavoro stabili, con un aumento, per l’appunto, del 100,9%. In generale si riducono invece i contratti di lavoro a tempo determinato che scendono, su base annua, del 7,7% (meno 123.910 unità), l’apprendistato e le collaborazioni calano, rispettivamente, del 17,7 e del 40,4%. Insomma, nuovi numeri che confortano il governo a un anno dalla riforma: «Il bilancio è molto positivo – dice il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio -: oltre 750 mila contratti di tempo indeterminato danno una cifra straordinaria di cambiamento nel sistema italiano. La creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e il dimezzamento delle ore di cassa integrazione, danno dei numeri che non sono discutibili sull’efficacia di queste misure. Se tutti gli anni andassero cosi, avremmo da festeggiare». I licenziamenti hanno ulteriormente tirato il freno nell’ultimo trimestre del 2015, quando sono calate del 14,9%, con 42.487 allontanamenti in meno. Va meglio soprattutto per gli uomini (-18,4%), mentre la discesa per le donne è più lenta: -9,3%. Segno, commenta Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, che «le donne continuano a pagare un prezzo altissimo sul fronte del lavoro, sia nel trovarlo che nel perderlo».