Inghilterra, oltre mille casi di minori “curati” per cambiare sesso. L’allarme dei medici

Il sistema sanitario inglese ha reso note cifre allarmanti sugli adolescenti britannici che nel 2015 si sono sottoposti a terapie per il “disordine dell’identità di genere”: la notizia, fornita da The Sun, è stata ripresa da Tempi.it: ebbene fra aprile e dicembre, 1.013 minorenni inglesi sono stati interessati da trattamenti che vanno dalla consulenza psicologica fino al bombardamento ormonale per bloccare lo sviluppo del paziente in vista del cambiamento chirurgico del sesso. Cinque anni fa, nel 2009-2010, i minorenni trattati in questi modi erano 97. Il tutto per un costo che ammonta a 2,7 milioni di sterline.

L’ultimo caso a fare scalpore, un mese fa, aggiunge il Sun, è quello di un bambino di 5 anni tornato nella sua scuola del Nottinghamshire vestito da bambina. Intervistata a sua volta dal quotidiano inglese, Rachel Windsor, madre di una bambina di nome Kaia, racconta che la figlia già all’età di tre anni era convinta di essere un maschio, e ora grazie alla terapia iniziata a 9 anni nella clinica londinese può comportarsi come tale, facendosi chiamare Kai. La signora Windsor dice che è un «sollievo fantastico vederlo finalmente felice nella sua propria pelle».

“Il medico inglese Robert Lefever – scrive Tempi.it – ha ricordato che il gender identity disorder «è reversibile», mentre «il cambio di sesso no». E che se «gli adulti hanno la possibilità di scegliere, i bambini meno» anche perché «come tutte le creature più piccole sono facilmente influenzabili». Non si possono trattare i disagi come «mode», sottolinea Lefever, e «dobbiamo essere sicuri di trattare il bambino e non un’istanza psicologica di un genitore insistente»”. In altre parole non è opportuno che il problema emotivo dei genitori si riversi sui figli, determinando un disagio psicologico che, se non trattato fisicamente, cioè arrivando all’estremo di cambiare sesso per via chirurgica, potrebbe anche regredire spontaneamente. La “chirurgia di riassegnazione sessuale” non è sempre la strada giusta per eliminare un disagio e trattarla come un diritto del paziente non aiuta a focalizzare il problema.