Alla fine i radical chic si arrendono e premiano i Vanzina “berlusconiani”

Quarant’anni e non sentirli. O almeno, non accusarne il peso, ma tutta quell'”insostenibile” leggerezza dell’essere autori di cinema come i Vanzina – regista Carlo, sceneggiatore Enrico – capaci di declinare in chiave di commedia qualunque soggetto. Di piegare alle loro esigenze di copione artisti di casa nostra e divi internazionali, simpatici caratteristi e primi attori di razza. Quarant’anni di cinema insieme, per oltre sessanta film (contando anche quelli solo come sceneggiatori), insomma, da Luna di miele in tre , del 1976, al prossimo Miami Beach in uscita a giugno: e a festeggiarli saranno i due fratelli d’oro della commedia made in Italy, Carlo ed Enrico Vanzina, appunto, premiati niente poco di meno che dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici nella serata finale dell’undicesima edizione di Cortinametraggio, festival dedicato a corti comedy, webseries e booktrailers. Una rivincita morale e professionale coi fiocchi, quelli della mitica coppia di autori, che dopo decenni di sbertucciamenti e contorcimenti vari, sono riusciti a convincere persino gli integralisti della critica di sinistra rispetto ai quali, all’irrinunciabile vezzo radical chic i Vanzina hanno opposto sempre una fedeltà alla propria cifra narrativa, oggi premiata non solo dal riconoscimento tardivo del sindacato di categoria, ma da una rivalutazione complessiva della loro opera di celluloide.

Fratelli Vanzina, 40 anni di cinema insieme

“Lavorando non pensi alle date, il tempo passa in un soffio – spiega Carlo Vanzina sicuro di parlare anche a nome del fratello Enrico – ma siamo ancora qui. Questi sono i nostri primi quarant’anni, speriamo ce ne siano altri quaranta”, aggiunge poi sorridendo. E del resto c’è davvero da augurarselo. Nel loro percorso, infatti, i fratelli Vanzina, oltre ad aver avuto fin qui il merito di lanciare stili di commedia (come i primi cinepanettoni vacanzieri) e nuovi talenti, hanno anche dato di prova di coraggio autoriale e versatilità cinematografica, senza mai sottrarsi al confronto anche con altri generi. Un dato di fatto testimoniato, tanto per citare un titolo su tutti, da quel Sotto il vestito niente di cui tanto si è parlato e ancora si parla. Per questo, e per altro ancora, la loro lunga carriera di abili artigiani della settima arte vanta titoli che vanno da Eccezzziunale veramente… a  Sapore di mare, da Vacanze di Natale a Il pranzo della domenica, da Vacanze in America a Ti presento un amico, tutte pellicole che, dal ’76 ad oggi, testimoniano un gusto per l’apologo divertente e divertito e una capacità di satira sociale declinata al genere comico e a cui i due fratelli hanno di volta in volta affidato il racconto del cammino del Bel Paese verso un’ideale sociale ambito, spesso tradito, non sempre e non per tutto da considerare raggiunto.

Il racconto comico dell’italiano medio tra cinepanettone e satira sociale

Una vena comica intrisa di ironia amara, quella dei Vanzina, che li ascrive di diritto – e non da oggi, a quarant’anni di carriera a quattro mani da celebrare – nel novero degli autori che prima e meglio hanno saputo raccontare vizi privati e pubbliche virtù del tanto bistrattato italiano medio e, perché no? Anche esponente della medio-alta borghesia rigorosamente made in Italy. Il tutto condito con un gusto della battuta, ora facile e plateale, ora sardonica e meno sguaiata, mai rinnegato o smentito; con quell’attenzione al limite dell’ossessivo per i tormentoni lessicali; con quell’acume per individuare e lanciare sul grande schermo accoppiate artistiche ben assortite, e, soprattutto, con un’innata propensione per l’ottimismo che spesso lo spettatore si augura di trovare nel film che sceglie di andare a vedere: anno fatto di loro gli autori più gettonati e, di riflesso – e almeno fino a prima dei trionfi zaloniani – i Re Mida del botteghino capaci di rimpinguare le sempre dissestate casse del nostro box office. Con buona pace di critici integralisti e indefessi detrattori malpancisti sempre pronti a storcere il naso di fronte a certi trionfi di cassetta etichettati – quasi a sminuirne il senso cinematografico e il valore commerciale – di “berlusconiana” provenienza… almeno fino alla prossima rivalutazione cinefila e rivendicazione stilistica.