Gli ostaggi rientrati in Italia. Ma il figlio di uno degli uccisi: “Voglio la verità”

Commosso e lungo abbraccio di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno con i loro familiari, all’arrivo all’aeroporto di Ciampino dei due ostaggi italiani liberati in Libia dopo un lungo sequestro. Scendendo dalla scaletta dell’aereo che li ha riportati da Tripoli in Italia, Pollicardo e Calcagno sono apparsi provati ma sollevati. Ad accogliere gli ostaggi  anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.   I due tecnici scesi dall’aereo e  stavano ancora percorrendo i pochi metri verso la palazzina di rappresentanza del 31 stormo, quando dalla soglia si sono precipitati ad abbracciarli i parenti. Prima Ema con i figli Gino e Yasmine e due nipoti si sono stretti piangendo e gridando di gioia a Pollicardo; subito dopo la stessa scena si è ripetuta da parte di Maria Concetta Arena con i figli Cristina e Gianluca e la nuora Loana nei confronti di Calcagno. Subito dopo i due ostaggi finalmente sbarbati, stanchi ma felici hanno trovato conforto nella sala di rappresentanza. E lì sono cominciati i racconti.

Ma, in questo giorno di gioia c’è purtroppo anche spazio per la rabbia e il dolore. “Ora aspettiamo solo il ritorno a casa del corpo di nostro padre. Lo Stato ci deve dire la verità sulla sua morte”. Stefano Piano, uno dei figli del tecnico sessantenne di Capoterra (Cagliari) Fausto Piano, ucciso in Libia con il collega Salvatore Failla, rompe il lungo silenzio della famiglia.  “Non abbiamo nominato nessun legale – afferma il figlio di Fausto Piano in una dichiarazione pubblicata oggi dal quotidiano L’Unione Sarda. – quello che chiediamo in questo momento sono solo le risposte alle nostre domande. Ci devono spiegare cosa è accaduto veramente e perché mio padre ed il suo collega sono morti. Non abbiamo potuto riabbracciarlo da vivo – conclude Stefano Piano – l’unico nostro pensiero adesso è poterlo riavere presto a casa per dirgli addio dignitosamente”.