Giulio Regeni, persino la moglie del presunto killer smentisce il Cairo

L’ultimo depistaggio sulla morte di Giulio Regeni ferisce e indigna oltre misura. L’Italia intera, la famiglia della vittima, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, pretendono «tutta la verità» e reagiscono con rabbia all’ultima versione della rapina finita male che arriva dal Cairo. Con i genitori del ragazzo che si dicono «feriti e amareggiati» ed esortano il governo a reagire «con fermezza a questa oltraggiosa messa in scena». E tutti, dai vertici istituzionali all’opinione pubblica, chiedono una prosecuzione delle indagini. Chiedono la verità su quanto, perché e per mano di chi, accaduto al ricercatore italiano.

La morte di Giulio Regeni, l’ultima beffa, l’ennesimo depistaggio

È davvero inaccettabile la beffa dell’ultima ricostruzione che, secondo il ministero egiziano, addebita la responsabilità della morte del ricercatore friulano a una banda criminale «specializzata nel camuffarsi da agenti di polizia e sequestrare stranieri per rapinarli». E l’afastellare di particolari cronachistici e di annotazioni di casi precedenti non fa che aumentare la portata grottesca dell’ultima versione dei fatti data dal Cairo e smentita, prima ancora che dall’Italia, dalla moglie e dalla sorella del capobanda dei rapinatori di stranieri, Tarek Saad Abdel Fatah, indicato come il presunto killer di Giulio Regeni. La moglie e la sorella di Tarek Abdel Fatah, infatti, sono state arrestate per favoreggiamento ma hanno negato, nel corso dell’interrogatorio, che la gang abbia ucciso Giulio. Lo riferiscono fonti dell’inchiesta citate dal sito del quotidiano Al Masry Al Youm, che smentirebbero così le informazioni trapelate venerdì dalla Procura generale, secondo le quali le due avevano riferito che Regeni era stato ucciso per una rapina. La moglie di Tarek – chiarisce la stessa fonte – ha detto che il borsone rosso, con alcuni effetti personali di Regeni tra cui il passaporto del ragazzo, «era arrivato in possesso del marito solo da cinque giorni», e lui aveva detto che apparteneva a un suo amico. La sorella dell’uomo, inoltre, avrebbe riferito che la borsa era stata portata a casa dal fratello «un giorno prima della sua morte», avvenuta giovedì scorso.

Moglie e sorella del presunto killer smentiscono la versione egiziana

Per le due donne è scattato un arresto cautelare di quattro giorni, riferisce l’agenzia Mena. Stesso provvedimento per il cognato dell’uomo, ucciso dalle forze di sicurezza giovedì al Cairo insieme ad altri quattro componenti della sua banda specializzata in sequestri di stranieri a scopo di rapina. L’accusa per i tre è di connivenza e occultamento di refurtiva in quanto erano a conoscenza delle attività del capobanda, Tarek Abdel Fatah, precisa l’agenzia e il sito Al Masry Al Youm. La Procura di Shubra El-Khema, che per territorialità si occupa della banda, ha chiesto comunque di unire l’inchiesta con quella su Regeni, scrive il sito. Fra le altre indicazioni fornite da Al Masry Al Youm c’è quella secondo cui la moglie del capobanda ha attribuito a suo marito il possesso dei 15 grammi di hascisc che un comunicato del ministero dell’Interno aveva inserito – assieme a passaporto, carta di credito e badge universitari di Regeni – nell’elenco degli oggetti rinvenuti nell’appartamento della sorella di Tarek.

L’inaccettabile tesi della rapina finita male

A detta del cairo, dunque, l’assassino di Giulio regeni avrebbe il volto di Tarek Saad Abdel Fatah, 52 anni, un pregiudicato con condanna a quattro anni di reclusione, che aveva un documento di riconoscimento falso che lo qualificava come uomo dei servizi di sicurezza egiziani con tanto di attestato di emissione dello stesso ministero. «Tutti» i cinque componenti del gruppo, tra cui suo figlio Saad di 26, sono morti nello scontro a fuoco avvenuto giovedì mattina alla periferia est del Cairo. La sorella di Tarek, sempre secondo il ministero, sapeva delle attività del fratello e gli nascondeva la refurtiva. In casa sua, è la versione del Cairo, sono stati trovati gli oggetti di Regeni. Fonti della procura avevano fin qui sostenuto  che in un interrogatorio la sorella e la moglie di Tarek avrebbero confessato che la banda ha ucciso Regeni perché si è ribellato alla rapina. Una versione dei fatti oggi smentita dalle donne e che giuà nelle ultime ore non aveva trovato conferme ufficiali. Tanto che il dicastero ha dovuto emettere un nuovo comunicato per annunciare che le indagini proseguono «in coordinamento» con il pool di inquirenti italiani al Cairo…