“Girone va rimpatriato”: l’Italia si appella all’Aja. Ma l’India non ci sente

L’Italia conferma la richiesta di rimpatrio di Salvatore Girone, ancora “sequestrato” a Delhi, in libertà vigilata presso l’Ambasciata italiana. È  durata solo 45 minuti, contro l’ora e mezza a disposizione, la replica dell’Italia nella seconda giornata di udienza al Tribunale arbitrale dell’Aja sulla richiesta di misure provvisorie a tutela del marò. L’agente del governo italiano, Francesco Azzarello, in una brevissima dichiarazione, ha ringraziato il Tribunale e l’agente indiano, per poi ribadire la richiesta di far rientrare il Girone in Italia per tutto il tempo della procedura arbitrale sulla giurisdizione «sotto la responsabilità delle autorità italiane».

Girone, l’Italia si appella all’Aja

In aula l’avvocato del team legale italiano, Sir Daniel Bethlehem, ha sottolineato che nell’udienza di mercoledì l’India non ha replicato a nessuno degli elementi esposti dall’Italia. «Non abbiamo sentito nulla di nuovo rispetto a quanto contenuto nelle Osservazioni scritte indiane. Immaginiamo che la nostra frustrazione sia stata condivisa da questo Tribunale». Per questo, ha spiegato ancora l’avvocato britannico, «non volevamo venire qui di nuovo e ripetere semplicemente quello che abbiamo detto». Sulle garanzie richieste dall’India di un eventuale ritorno di Girone a Delhi se dovesse aprirsi un processo alla fine dell’arbitrato, Bethlehem ha sottolineato che «l’Italia si impegna solennemente, non con l’India, ma con il Tribunale arbitrale cui l’Italia stessa si è rivolta per risolvere questa disputa». Ci vorrà circa un mese prima che il Tribunale dell’Aja comunichi la decisione finale.