Giachetti fa il candidato ma s’incolla alla poltrona di parlamentare: «Embè?»

A lasciare lo scranno parlamentare non ci pensa proprio. Il problema si porrà se dovesse conquistare il Campidoglio.  Roberto Giachetti, candidato sindaco del Pd, risponde picche alle critiche e al pressing sull’opportunità di dimettersi dalla Camera, di cui è vicepresidente, per dedicarsi esclusivamente alla “missione capitale”, impegno poco conciliabile con l’incarico parlamentare. Perché non rinuncia allo stipendio da parlamentare in attesa delle elezioni di maggio che lo vedono protagonista? Sarebbe un bel gesto, non obbligatorio certo, ma che dimostrerebbe la discontinuità con un costume del passato che ha allontanato sempre più i cittadini dalla politica.

Giachetti non si dimette

Intervistato da Sky tg24, Giachetti sullo spinoso argomento preferisce dribblare aggrappandosi alla popolarità di cui  godrebbe tra i cittadini e al regolamento . «Questa critica mi è stata fatta anche durante le primarie, non mi sembra che sia un tema che appassioni i romani – insiste l’ex radicale oggi vicepresidente della Camera – se giudicheranno che il fatto di non essermi dimesso è un fatto grave non mi voteranno». Il sospetto è che non creda fino in fondo al successo capitolino e che, all’indomato del voto, non voglia trovarsi senza lavoro.. Naturalmente Giachetti nega dimostrando una grande sicurezza. «Se non credo troppo alla vittoria? Chiedetelo i romani che mi incontrano per strada. Non c’è nessuna incompatibilità, l’incompatibilità c’è se divento sindaco».

Marino: dia l’esempio

L’ultimo a sollevare la questione è stato proprio l’ex sindaco Ignazio Marino, ormai allo scontro frontale con il Pd, principale responsabile del suo fallimento e della drammatica uscita di scena dal Campidoglio. Ospite di Lilli Griber a otto e mezzo il chirurgo prestato alla politica, forse a corto di argomenti , ha ricordato di essersi dimesso da senatore non appena le primarie lo “incoronarono” candidato sindaco. «A differenza di altri», ha aggiunto Marino citando esplicitamente “l’ingordo” Giachetti.