Da fratelli a sorelle: i registi di “Matrix“ ora si chiamano Lana e Lilly (video)

«Non pensare di esserlo, convinciti di esserlo…». Ispirandosi forse a una celebre frase di Morpheus, tratta dalla memorabile saga di “Matrix” da loro firmata, i fratelli Wachowsky si sono convinti di essere sorelle. E hanno perfino cambiato nome. Erano Andy e Larry, ora sono Lana e Lilly. Quattro anni dopo che Andy Wachowsky, aveva abbandonato il suo nome di battesimo adottando quello di Lana rivelando così di essere transgender, il suo partner creativo Larry raddoppia, e per gli stessi motivi, prende quello di Lilly.

La lettera di “Lilly” Wachowsky al “Daily Mail”

Lilly ha reso noto il suo stato di donna transgender solo alla fine perché costretta. E lo ha fatto con una lettera, “Cambio di sesso shock – I fratelli Wachowski sono sorelle”, dopo che il Daily Mail gli aveva in qualche modo anticipato che stava per pubblicare la notizia. «Sapevo che a un certo punto avrei dovuto fare outing – si legge nelle lettera di Lilly -. Quando sei una persona transgender libera è piuttosto difficile non farlo sapere. Volevo però solo un po’ più di tempo per riordinarmi le idee e sentirmi più a mio agio nel fare questa cosa. Ma a quanto pare non sono stata io a deciderlo». Lilly polemizza con i media: «’Sono stati loro a giocare un ruolo enorme nell’outing pubblico di Lucy Meadows, una maestra di scuola elementare e una trans donna nel Regno Unito, che poi si è uccisa. Ora eccoli qua, davanti alla mia porta, come a dire “Eccone un altro. Staniamolo così possiamo vedere com’è”. E allora: sì, sono anche io una transgender. È vero, ho cambiato sesso». E ancora nella lettera pubblicata sul ‘Windy city media’ di Chicago: ”Anche se è passato tanto tempo dal Silenzio degli Innocenti, noi continuiamo siamo ancora demonizzati. Ci tengono lontani dai bagni perché ci vedono come predatori. Così i trans quando li usano rischiano di essere picchiati e uccisi. Ma noi non siamo affatto predatori, ma casomai prede”.

«Essere transgender non è facile»

Per Lily , le parole  “transgender” e “transizione”  sono difficili perché hanno perso completamente la loro intrinseca complessità nella loro assimilazione nel mainstream. «C’è una mancanza di sfumature di tempo e spazio. Essere transgender è qualcosa che viene capita in gran parte perché esiste all’interno della definizione dogmatica di maschio o femmina. E fare la “transizione” impone un senso di immediatezza, un prima e dopo da un termine all’altro. Ma la realtà, la mia realtà, è ho passato la mia vita a fare questa transizione e continuerò a farla per il resto della mia vita. E ho fatto questo passo anche grazie alla mia favolosa sorella che lo ha fatto prima di me. Comunque senza l’amore e il sostegno di mia moglie e dei miei amici e familiari non sarei dove sono oggi», conclude la sorella Wachowsky.