Erdogan, cannoni ad acqua e lacrimogeni contro la stampa libera

Ennesimo attacco alla libertà di stampa da parte del governo turco, che molti anche in Italia vedrebbero bene in Europa: usando addirittura cannoni ad acqua e gas lacrimogeni la polizia ha fatto irruzione venerdì notte nella sede del giornale Zaman, dopo che un tribunale ha deciso di commissariare il gruppo editoriale che controlla il quotidiano d’opposizione più diffuso della Turchia. La polizia ha poi disperso i manifestanti che si erano radunati al di fuori della sede di Istanbul del giornale, per poi rompere un cancello ed entrare nell’edificio per scortare all’interno i manager nominati dal tribunale e cacciare i dipendenti del quotidiano. L’accusa rivolta al gruppo editoriale Feza è di «propaganda terroristica» a favore del presunto – e immaginario – «Stato parallelo» creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato poi nemico giurato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La decisione del commissariamento di Feza ha scatenato le proteste della stampa indipendente turca e dei partiti di opposizione. E piovono condanne anche dall’estero, con il Consiglio d’Europa che parla di «interferenza molto grave nella libertà dei media, che non dovrebbe avere luogo in una società democratica». Immediate le reazioni dei giornalisti coinvolti: «Una pagina nera per la storia della democrazia», . Così il direttore di Zaman, Abdulhamit Bilici, ha commentato l’irruzione della polizia nella sede del giornale d’opposizione. Nonostante le forze dell’ordine abbiano fatto evacuare con la forza giornalisti e impiegati presenti nella redazione, sul sito del quotidiano commissariato da un tribunale è stata pubblicata la cronaca dell’irruzione con immagini che mostrano l’uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti radunati fuori dalla redazione. «La polizia non ci ha fatto accedere alla nostra redazione. È dispotismo puro, mi hanno preso per un braccio e strattonato….», ha twittato Sevgi Akarcesme, direttore della versione online del quotidiano Today Zaman. «Il governo turco ha sequestrato una delle ultime voci critiche della Turchia… È la fine della democrazia», ha commentato il giornalista Emre Soncan sul social dove l’hashtag #Zaman Daily sta diventando uno dei più popolari. «Un esercito di polizia dentro Zaman. Ci hanno cacciato», ha twittato un altro giornalista.

Non è la prima volta che Erdogan imbavaglia l’opposizione

Dopo il blitz con lacrimogeni e cannoni ad acqua la polizia turca ha posto delle barricate all’ingresso per impedire il ritorno dei sostenitori del giornale. Inoltre, un cordone di polizia tiene lontani i manifestanti. In mattinata, poi, i giornalisti del quotidiano Zaman sono stati fatti entrare in redazione dalla polizia turca dopo un controllo di identità per ciascuno di loro. Il più diffuso giornale di opposizione in Turchia è ora sotto la gestione degli amministratori giudiziari nominati dal tribunale, considerati molto vicini al governo. «Ecco come noi giornalisti dovremmo fare il nostro lavoro. Sotto il controllo delle forze speciali e con la polizia dentro gli uffici», ha twittato Abdullah Bozkurt, uno dei più noti editorialisti del quotidiano. È arrivato in redazione anche il direttore Abdulhamit Bilici, accompagnato dai suoi legali. Oltre a Zaman e alla sua edizione inglese Today’s Zaman, del gruppo editoriale Feza commissariato fanno parte anche l’agenzia di stampa Cihan, il magazine Aksiyon e la casa editrice Zaman Kitap. Gli amministratori del quotidiano, nominati dal tribunale di Istanbul, hanno deciso di avviare la rimozione dei contenuti online del giornale e bloccare la connessione internet nella redazione. Lo riferiscono gli stessi redattori di Zaman. La decisione potrebbe preludere a un’interruzione delle pubblicazioni, in attesa della nomina di una nuova direzione del giornale. Il controllo da parte delle autorità turche del quotidiano d’opposizione Zaman è «preoccupante». È la condanna degli Stati Uniti, da sempre grandi sponsor di Erdogan. La Casa Bianca ha chiesto con urgenza ad Ankara il rispetto della libertà di stampa: «in una società democratica il pensiero critico va incoraggiato, non messo a tacere», ha sottolineato. Infine, si apprende che il direttore, Abulhamit Bilici, ha ricevuto – come altri giornalisti – una lettera di licenziamento dagli amministratori nominati dal tribunale.