Delitti Mollicone e Macchi: si cercano nuove risposte dalla Scientifica

Le speranze si concentrano tutte sulla Scientifica. Su esami e perizie tecniche a cui si affidano le speranze di trovare le risposte che non sono ancora venute in anni di investigazioni classiche. E allora, in gergo li chiamano cold case: e di norma la loro riapertura di un fronte d’indagine punta a trovare risposte dalla Scientifica: una verità che negli ultimi anni ha celebrato, dalla cronaca alle rivisitazioni tv, i reparti investigativi speciali. Non è un caso allora se, nella stessa giornata, a distanza di tanti anni dagli omicidi ancora irrisolti, sono stati riesumati i cadaveri di Lidia Macchi e di Serena Mollicone: due gialli irrisolti, ancora senza un colpevole; due vittime (e le loro due famiglie) in attesa di giustizia.

Delitto Macchi, il cadavere analizzato da Cristina Cattaneo

La speranza, insomma, è che perizie ed esami specifici di ultima generazione possano dare agli inquirenti nuove indicazioni: in una frase – citata sempre più spesso – che il corpo senza vita possa finalmente riuscire a “parlare”. E allora, dopo 29 di silenzio, è stato riesumato il cadavere di Lidia Macchi, la studentessa di Varese uccisa nel gennaio 1987 con 29 coltellate. Le sue povere e martoriate spoglie, sepolte da 29 anni nel cimitero di Casbeno, a Varese, verranno analizzate dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo – perito nominato dal gip di Varese, Anna Giorgetti, e tra le più rinomate esperte di morti violente – che cercherà tracce di materiale biologico sui resti. Qualora venissero rinvenute eventuali tracce biologiche saranno in un secondo momento comparate con il Dna di Stefano Binda, l’ex compagno di liceo di Lidia Macchi arrestato lo scorso 15 gennaio, quando una ormai inattesa svolta nelle indagini lo ha riportato al centro della scena criminale con l’accusa di aver violentato e ucciso la giovane. Dalla perizia scientifica, allora, si attenda la conferma dei sospetti che hanno portato alla riapertura del caso.

Omicidio Mollicone: le indagini ripartono dall’esame della salma

Di pari passo, anche la salma di Serena Mollicone – ritrovata uccisa il 3 giugno 2001 in un boschetto nelle vicinanze del suo paese Arce, in provincia di Frosinone – è partita da Frosinone diretta verso l’istituto di medicina legale di Milano, dopo la riesumazione dal cimitero di Rocca d’Arce, dove era tumulata da circa quindici anni. La salma è stata riesumata su decisione della procura di Cassino e con il consenso del padre della ragazza, per cercare nuovi elementi utili alle indagini e nella speranza di riuscire a individuare l’assassino. Una verità perseguita e fin qui mai raggiunta appieno, ma che il papà della giovanissima vittima intende continuare a cercare, se necessario, anche dando il proprio assenso a ulteriori indagini sul cadavere. «Vado in Procura a firmare l’autorizzazione – ha riportato nelle ultime ore il Corriere della sera che all’argomento ha dedicato un ampio servizio citando il papà Guglielmo – perché oppormi alla riesumazione significava oppormi alla ricerca della verità. I macchinari che saranno usati sono di ultima generazione e quindi, forse, inchioderanno chi mi ha fatto tanto male. È stata analizzata la porta nell’abitazione sopra la caserma – ha aggiunto – e questa è compatibile con l’altezza. Con ulteriori accertamenti vedranno se nella tempia di Serena c’è qualcosa». Se la verità fin qui rinnegata può finalmente essere acclarata, al di là di ogni ragionevole dubbio.