“Chi fermerà la musica?” I prof dei licei musicali sul piede di guerra contro Giannini

“Chi fermerà la musica?”. I professori dei licei musicali sono sul piede di guerra contro il ministro Stefania Giannini: contestano i tre bandi di concorso per i docenti, pubblicati tre giorni fa dal ministero e previsti dalla legge Buona Scuola. «In questi ultimi giorni sono uscite norme che regolano l’accesso agli insegnamenti e un nuovo concorso per insegnanti: il risultato che ci si attende è che dal prossimo anno scolastico la maggior parte dei docenti delle materie musicali e coreutiche di indirizzo che attualmente insegnano nei licei musicali e coreutici, di ruolo e non di ruolo, perderanno la possibilità di continuare a insegnare in quanto non potranno partecipare al concorso e molti docenti non potranno più contare su altro incarico scolastico». A lanciare l’allarme, con una petizione online su change.org è stato Alberto Spinelli, docente di pianoforte e coordinatore del liceo musicale Attilio Bertolucci di Parma. In poche ore 407 le adesioni raccolte.

Concorso per i docenti, i professori di musica lanciano l’allarme

I licei musicali e coreutici statali sono nati nel 2010 e da 37 a tutt’oggi sono più di 120 in tutta Italia: lo scorso anno ha debuttato la prima maturità musicale e coreutica. «Gli insegnanti – si legge sulla petizione – che hanno contribuito a fondare queste nuove scuole che non esistevano creando sul campo una didattica nuova, saranno sostituiti da colleghi vincitori di concorso, senz’altro bravi e preparati, ma senza esperienza specifica consolidata nei licei musicali e coreutici». I professori musica chiedono «che da parte del ministero dell’Istruzione e ai sindacati del settore scuola siano intraprese tutte le azione necessarie alla tutela della qualità dell’insegnamento e al riconoscimento della professionalità acquisite, che è anche alla base, nel testo, della riforma Renzi della Buona Scuola. Ci rivolgiamo quindi – concludono i prof di musica – a tutti coloro (colleghi, dirigenti scolastici, genitori e cittadini) che vogliano condividere con noi una battaglia per il riconoscimento in ciascuno del valore unico e irripetibile dell’esperienza e della ricerca didattica».