Caro Battista, il fascismo appartiene alla storia d’Italia. Non della destra

È l’Italia a non aver chiuso i conti col fascismo, non la destra. Che la sua parte l’ha fatta. Se non basta è perché alla svolta di Fiuggi, con l’unica eccezione di Luciano Violante, non è seguito il disarmo dell’antifascismo ufficiale e militante. Ma soprattutto perché – e qui veniamo al punto trattato da Pierluigi Battista sul Corriere della Sera – il fascismo non è un’esclusiva della destra, ma è patrimonio della nostra memoria collettiva. Piaccia o non, la vicenda umana e politica di Benito Mussolini è incisa nella carne e nel sangue del popolo italiano. Se ancora ne parliamo, se ancora tanti giovani ne avvertono il fascino è segno che l’antifascismo ufficiale non è servito a garantirne la damnatio memoriae e che la sua pretesa di isolare i “vinti” facendoli sedere dalla parte del torto perpetuo e irrimediabile, ha partorito solo verità di parte, se non si comodo. Ci sarà pure un motivo se, a distanza di tanto tempo, un antifascista come Gianpaolo Pansa ha deciso, con successo di pubblico, di dare voce ai “vinti” di ieri. Uguale fortuna non era toccata a Giorgio Pisanò, ma era egli stesso un “vinto” e, si sa, certe verità si fanno strada solo se affiorano sulle labbra del vecchio nemico. Così come ci sarà un motivo se lo stesso Battista ha sentito il bisogno di “fare i conti” con il padre “fascista” evidenziandone la condizione di esule in patria. C’è poco da fare: il fascismo è il fiume carsico della nostra storia. Il suo eterno ritorno nella polemica politica è sintomo di una ferita che non si rimargina. Ma sarebbe un colossale errore di sopravvalutazione affidarne la cicatrizzazione alla destra. Per mezzo secolo, non senza errori e contraddizioni, nella sua essenza più profonda, il Msi ha concepito se stesso più come un monito che come un partito. Il monito che nessuna patria può nascere dallo scontro fratricida se un minuto dopo non interviene qualcosa a riconoscere e a restituire dignità ai “vinti”. È quel che fece Francisco Franco con la realizzazione della Valle de los Caìdos. Un unico sacrario in cui far riposare i caduti spagnoli dell’una e dell’altra parte, simbolo della pietà della patria per tutti i suoi combattenti. Alla destra italiana sarebbe bastato questo. Di più non voleva né poteva. Lo capì bene Marco Pannella quando, in un duello tv, si astenne perfidamente dal rivolgere a Giorgio Almirante la formale “accusa” di fascismo. «Il fascismo – sottolineò quasi a marcarne la distanza con il Msi  – fu cosa grande e terribile>>. Le ragioni della propaganda costrinsero Almirante a “rivendicare” l’eredità mussoliniana ma non v’è dubbio che, in cuor suo, il leader missino era d’accordo con il leone radicale. Ecco perché ora tocca ai “vincitori” fare i conti con quell’autentico crocevia del ‘900 italiano che si chiama Mussolini.