Camorristi sempre più belve: «Uccidiamo i bimbi nelle culle». Presi

«Apparteniamo all’alleanza di Secondigliano e uccidiamo i bambini nelle culle». Una minaccia agghiacciante, capace di annichilire chiunque e che nessuno può mai o pensare che possa essere pronunciata da essere umano. Invece è proprio la frase usata da sei killer camorristi arrestati in queste ore dal Gico della Guardia di finanza al fine di intimidire un liquidatore del “Fondo di garanzia per le vittime della strada” di Napoli e quindi costringerlo a firmare una quietanza di pagamento da 12 mila euro per un sinistro stradale.

La minaccia per estorcere 12mila euro a un liquidatore

Soldi poi utilizzati per favorire e coprire la latitanza di Giovanni Vitale, detto Gianluca, il camorrista – ritenuto dagli inquirenti un elemento di spicco del clan Abete-Abbinante-Notturno di Secondigliano – arrestato mentre si nascondeva a Scampia nel 2012 con l’accusa di essere stato l’organizzatore dell’agguato in cui fu ucciso per errore Pasquale (Lino) Romano, un bravo ragazzo, scambiato per quello che doveva essere il reale obiettivo dei sicari, cioè Domenico Gargiulo, affiliato al clan di via Vanella Grassi. Ovviamente, la terribile minaccia sortì l’effetto sperato dai camorristi e il liquidatore del Fondo di garanzia – letteralmente atterrito dagli specifici riferimenti rivolti dai camorristi di Secondigliano alla moglie e ai figli – firmò il documento. I sei sono accusati di avere dato assistenza a Giovanni Vitale durante la sua latitanza.

I soldi furono utilizzati dai camorristi per aiutare il boss

Come si ricorderà, Lino Romano, di soli 30 anni, fu ucciso la sera del 15 ottobre 2012 nel quartiere di Marianella mentre stava uscendo da casa della fidanzata per andare a giocare una partita di calcetto con gli amici. Appena uscito dal portone fu crivellato da 14 proiettili. I suoi sicari l’avevano tragicamente scambiato per il loro bersaglio di giornata, il Gargiulo appunto. Proprio nei confronti di quest’ultimo, Vitale è anche accusato di tentato omicidio. I camorristi infatti cercarono di freddarlo all’interno di un bar ma la pistola si inceppò.

 

(nella foto, un’immagine della fiction Gomorra)