Bombe in Pakistan e Nigeria: ma per l’Occidente sono stragi di serie B

16 Mar 2016 15:30 - di Redazione

Aumentano in tutto il pianeta gli attentati sanguinosi da parte dei terroristi islamici: da Ankara alla Siria, dalla Costa d’Avorio alla Nigeria, al Pakistan, all’India. Ma solo quando questi gesti cruenti avvengono in Europa ricevono il clamore mediatico che meritano: quando avvengono in altre regioni l’attenzione è minore. In queste ore, nel silenzio dei governi occidentali, almeno 15 persone sono morte nell’esplosione di una bomba su un autobus a Peshawar, nel nord ovest del Pakistan. Lo riferisce il quotidiano pakistano Dawn News. Il mezzo trasportava impiegati del governo. Altri 25 passeggeri sono rimasti feriti nella deflagrazione causata da un ordigno ied (Improvised Explosive Device, ossia ordigno esplosivo improvvisato). L’autobus proveniva da Mardar e trasportava impiegati del Segretariato civile nella capitale provinciale di Peshawar. Secondo un responsabile della sicurezza, Kashif Zulfiqar, l’esplosione è stata causata da un ordigno esplosivo rudimentale piazzato sul veicolo. Un testimone ha detto che la parte anteriore del mezzo è andata distrutta. I soccorritori hanno dovuto tagliare delle lamiere per estrarre i feriti. Lo scoppio, avvenuto vicino a una moschea chiamata Sunehri Masjid, ha mandato in frantumi diverse finestre degli edifici della zona. Negli ospedali della città è scattata l’allerta. Tra le vittime, secondo fonti ospedaliere, ci sono tre donne e un bambino. Nel 2012 e nel 2013 sempre a Peshawar erano avvenuti simili attacchi contro veicoli appartenenti al Civil Secretariat con un bilancio totale di 38 vittime. L’attacco ovviamente è stato condannato dal premier Nawaz Sharif e dai vertici della provincia di Khyber Pakhtunkwa.

In Nigeria due donne si sono fatte esplodere in una moschea

I talebani pakistani spesso sconfinano nelle nazioni confinanti, creando problemi di terrorismo a tutta l’area. Le forze di sicurezza indiane hanno ucciso tre di dieci sospetti terroristi pachistani infiltratisi giorni fa nello Stato occidentale di Gujarat, a quanto risulta per compiere attentati durante le recenti festività di Maha Shivaratri dedicate al Dio Shiva. Fonti ufficiali hanno indicato che gli altri sette militanti, che apparterrebbero ai movimenti Lashkar-e-Toiba e Jaish-e-Mohammad, sono attivamente ricercati. L’allerta di possibili attentati sullo stile di quello del 26 novembre 2008 a Mumbai è scattata grazie a una segnalazione del consigliere per la Sicurezza nazionale pachistano, Naseer Khan Janjua, al collega indiano Ajit Doval. Accurate misure di sicurezza sono quindi state adottate nei giorni scorsi non solo in Gujarat, ma anche a tutela di molteplici possibili obiettivi sensibili a Nuova Delhi. Nuovo attentato, sempre in queste ore, in Africa, pochi giorni dopo quello avvenuto in Costa d’Avorio: almeno 22 persone sono morte in un attentato suicida compiuto da due donne in una moschea alla periferia di Maiduguri, roccaforte di Boko Haram, il movimento islamico radicale nigeriano, nel nordest della Nigeria, zona completamente musulmana. Lo riferiscono le squadra di soccorso sul posto. Abdul Mohammed, dei servizi di emergenza, ha riferito che altre 17 sono rimaste ferite. Una delle due terroriste, riferisce Abba Aji, coordinatore dei vigilantes, si è fatta saltare in aria dentro la moschea mentre l’altra ha fatto deflagrare l’esplosivo davanti all’edificio mentre i fedeli cercavano di fuggire. La moschea si trova a Umarari, alla periferia di Maiduguri, che oggi è il centro di comando dei militari nella guerra contro gli estremisti islamici di Boko Haram. Diversi attentatori suicidi si sono fatti esplodere negli ultimi mesi ai posti di blocco nella città presidiata dai militari e vigilantes.

 

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