Industriali divisi, Boccia vince di misura. Il grande sconfitto è Montezemolo

Su 198 aventi diritti al voto, e 192 votanti, l’industriale salernitano Vincenzo Boccia è stato designato presidente di Confindustria con 100 voti, battendo il rivale, l’industriale bolognese Alberto Vacchi, che ha avuto 91 dei voti espressi dal consiglio generale di via dell’Astronomia. Una vitttoria sofferta, quella di Boccia, che lascia una Confindustria spaccata e attraversata da profonde inquietudini. Vacchi era sostenuto da Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda e da altri big come Luca di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Alberto Bombassei. Con Boccia c’erano invece Luigi Abete ed Emma Marcegaglia, gli industriali del Piemonte, del nord-est e gran parte del Sud. «Non esistono eventi positivi o negativi ma solo condizioni da cui ripartire. Confindustria guarda avanti senza spaccature», dice Vincenzo Boccia. «Riteniamo che si possa costruire un percorso di evoluzione, continuità e cambiamento, perché le complessità che abbiamo di fronte non ci concedono il lusso di litigare». Parlando al consiglio aveva sottolineato che, come accaduto per l’elezione a leader della Piccola Industria, il suo avversario possa diventare il suo “migliore amico”. Vacchi ha detto di accettare “la scelta serenamente” ed ha fatto a Boccia “i migliori auguri, per una Confindustria che ha bisogno di rinnovamento. Commentando la differenza di nove voti Vacchi ha commentato: «C’erano cinque persone assenti, lo scarto è stato minimo ma se anche ci fossero stati questi assenti uno scarto seppur minimo ci sarebbe stato ugualmente. Io avevo un certo tipo di programma con un tipo di profilo ma la scelta spetta agli associati che hanno fatto una scelta che non necessariamente è negativa, anzi mi auguro che sia calzante per Confindustria e per tutti noi». Chi c’è rimasto male e non nasconde la sua amarezza è Luca Cordero di Montezemolo: «Si è persa un’occasione unica, una straordinaria opportunità di vero cambiamento. Mi dispiace che il presidente uscente si trovi a lasciare una Confindustria così spaccata perché quattro voti potevano cambiare l’esito, per me è un profondo rammarico».