Bertolaso tira dritto: “Io vado avanti. In ticket con la Meloni? Mai”

Brandisce le proiezioni sulle gazebarie, difende a spada tratta la genuinità dei dati dopo essere salito nella sede del suo comitato elettorale a salutare gli scrutatori al lavoro, parla di «cifre che superano abbondantemente i 40, 45 mila votanti anche togliendo i passaggi plurimi della vostra giornalista, e di tutti quelli che in questi due giorni si saranno dilettati a ripetere il voto in più gazebo». Ringrazia Salvini per avergli praticamente «tirato la volata», e ribadisce quanto aveva già spiegato sabato al Tempo.

«In ticket con la Meloni, mai», spiega Bertolaso

Guido Bertolaso esce tonificato dal week-end che poteva cancellarlo definitivamente dalla corsa per il Campidoglio. Il referendum sul suo nome e sul suo programma, spiega, «ha mostrato la forza della nostra macchina organizzativa, è stata un’iniziativa messa in piedi in tré giorni operativi con tempi da protezione civile». Una gioia su cui piove la doccia gelata (ma non inattesa) della disponibilità alla candidatura annunciata dal suo secondo grande sponsor fino a pochi giorni fa: Giorgia Meloni.

«Se la Meloni scende in campo ne parleremo anche con lei…»

Bertolaso, se la leader di Fratelli d’Italia si candida davvero lei che fa? Si ritira in buon ordine? «Se la Meloni scende in campo ne parleremo anche con lei, valuteremo e verificheremo. Tenendo presente i 40, 45 mila romani che si sono presentati spontaneamente ai gazebo e hanno espresso le loro opinionie anche illoro desiderio». Lei parla spesso con affetto della sua amica Giorgia, ma di giocare in tandem con lei non se ne parla proprio? «Un ticket Bertolaso – Meloni è improponibile. Un city-manager non fa il lavoro che fa il sindaco, ma ha un compito esecutivo delle strategie e indicazioni che gli da la giunta. Io ci voglio mettere la faccia. Quando dico che intervengo per risolvere problema rifiuti se poi fallisco poi voglio pagare io. Voglio che se il programma non funziona la colpa sia soltanto mia».