Bertolaso conferma: «Niente ruspe, con i rom serve un patto di legalità»

«Il problema dei rom non si risolve con le ruspe». Guido Bertolaso è tornato sul “luogo del delitto”, la stessa frase al battesimo della campagna elettorale gli costò molte polemiche nel centrodestra, e insiste nella presa di distanza dalle posizioni decisamente più interventiste di Matteo Salvini sull’emergenza dei campi rom. «Si deve fare un patto di legalità con questi signori regolari e quelli non regolari se ne devono andare via. Si devono far rispettare le leggi altrimenti li portiamo via», ha spiegato, un po’ ingenuamente, il candidato sindaco di Roma dai microfoni di Rainews 24 destando nuovamente molte perplessità di fronte al dilagare del degrado, all’illegalità che fa degli accampamenti rom una di zona franca che sfugge al controllo del territorio.

Bertolaso: niente ruspe

Linea softm, bastone e carota: è un po’ questa la ricetta dell’uomo del fare che non è nuovo a stop and go. Convinto che quella dei rom sia una categoria vessata, Bertolaso aveva già invitato  a maggiore cautela e diplomazia, salvo poi precisare che sul rispetto delle regole non si transige. «Ci vorrebbero normative più severe per togliere la patria potestà a quei nomadi che non scolarizzano i minori o li sfruttano nell’accattonaggio o, peggio, nel taccheggio e nel borseggio. E i campi nomadi abusivi vanno chiusi, mentre quelli regolari devono diventare campi sosta, ospitare Rom per un tempo dato», aveva spiegato Bertolaso  in mezzo alla bufera mediatica. Precisazioni che non erano bastavate a salvarlo dalle critiche dei staliniani.

Roma multiculturale

La multiculturalità «è il futuro di Roma che è una città aperta, è una città universale ed è la capitale della cristianità nel mondo e deve essere un polo di riferimento per tutto il mondo». Con queste parole Bertolaso ha risposto a chi gli chiedeva se, dopo le stragi di Parigi e Bruxelles, credesse ancora nell’integrazione e nella multiculturalità. Intervenendo a RaiNews 24 ha spiegato che «a Roma si dovrebbero discutere i problemi della risoluzione della guerra civile in Libia, della Siria e le vicende che interessano il Mediterraneo, deve tornare a essere un punto di riferimento»