È bagno di folla per Obama a Cuba. E arriva il primo accordo commerciale

È un vero bagno di folla per Barack Obama all’Avana: la prima tappa è stata nella cattedrale dell’Avana vecchia il presidente e la sua famiglia, dove ha incontrato il cardinale Jaime Ortega, uno degli artefici del riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba. In precedenza gli Obama avevano fatto una passeggiata nel centro storico con gli ombrelli per proteggersi da una forte pioggia, visitando prima Plaza de Armas, guidati dallo storico ufficiale dell’Avana, Eusebio Leal, e poi l’interno del Palacio de los Capitanes Generales, antica sede del governo coloniale e oggi sede del Museo della città. I primi applausi cubani all’Avana vecchia per Obama e la sua famiglia sono giunti quando sono arrivati nella piazza della cattedrale. Alcune centinaia di persone hanno battuto le mani e gridato il nome del presidente, “Barack, Barack”. Il capo della Casa Bianca ha speso alcuni minuti per salutare la gente e stringere qualche mano prima di entrare in cattedrale. Dopo la visita in cattedrale e l’incontro con il cardinale Ortega, Obama e la sua famiglia hanno fatto tappa allo storico ristorante San Cristobal, uno dei migliori e dei più affascinanti della capitale, per una cena creola. Il corteo presidenziale ci è arrivato attraverso vie strette e piene di folla che correva verso la testa del corteo per tentare di vedere il presidente. In precedenza la gente raccolta in plaza de Armas lo aveva salutato scandendo “Usa, Usa”.

Tra poche ore Obama incontrerà Raul Castro

Naturalmente la Casa Bianca ha fatto sapere di non sentirsi affatto offesa dalla mancata accoglienza in aeroporto del presidente cubano Raul Castro all’arrivo del presidente americano. «Non è mai stato prevista né presa in considerazione una sua presenza in quella sede» ha affermato Ben Rhodes, consigliere di Obama per la sicurezza, aggiungendo che i cubani considerano la cerimonia in programma per questa mattina l’evento ufficiale di benvenuto. All’aeroporto erano presenti varie alte autorità, tra cui il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez e l’ambasciatore cubano in Usa, Jose Cabanas. L’assenza di Castro era stata sottolineata da Donald Trump in un tweet, che l’aveva interpretata come un segno di mancanza di rispetto. Qualche mese fa, per la verità, Castro aveva accolto in aeroporto, a Cuba, papa Francesco e il patriarca ortodosso russo Kirill. Ed ecco le prime parole del presidente Usa dopo 88 anni all’Avana: «È il momento giusto per venire a Cuba e per mettere in moto un processo di cambiamento, consapevoli che questo cambiamento non può avvenire dal giorno alla notte. Ci sono ancora significative differenze sui diritti umani e le libertà civili – aggiunge il presidente americano a poche ore dall’incontro col leader cubano Raul Castro – ma questa visita deve sfruttare al meglio la nostra capacità di spingere verso il cambiamento». E arriva anche il primo accordo commerciale, tra Google e le autorità dell’Avana per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga sull’isola di Cuba: ad annunciarlo è stato lo stesso Obama nel corso della sua visita nell’isola. Complimenti a Obama per la sua visita a Cuba e la richiesta che il presidente americano possa servire come mediatore con il governo castrista per migliorare la situazione dei diritti umani nell’isola: questi i temi che i dissidenti cubani porteranno con sé all’incontro con Obama, previsto per martedì prossimo. 14ymedio, la testata digitale della blogger dissidente Yoani Sanchez, ha intervistato tre di questi oppositori, che hanno spiegato come vedono la riunione con Obama all’ambasciata Usa. Infine, secondo un sondaggio online sulla popolarità dei leader mondiali nel subcontinente, si apprende che al 33% dei latinoamericani piacerebbe che Barack Obama fosse il loro presidente.