Armani dice addio alle pellicce: le nostre collezioni saranno “fur free”

Armani abolisce le pellicce animali da tutte le sue collezioni, a cominciare dal prossimo autunno-inverno. Dalla linea Emporio a quella Giorgio Armani tutte le proposte saranno “fur free“. «Sono felice di annunciare – ha detto il re della giacca – il concreto impegno del Gruppo Armani alla totale abolizione dell’uso di pellicce animali nelle proprie collezioni. Il progresso tecnologico di questi ultimi anni ci ha consentito di raggiungere valide alternative, che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali. Proseguendo il processo intrapreso da tempo, la mia azienda compie quindi un passo importante che testimonia la particolare attenzione alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente e del mondo animale».

Armani e gli altri protagonisti del mondo della moda che dicono no

Armani è sicuramente lo stilista più importante, ma non è il primo protagonista del mondo della moda a scegliere di abolire le pellicce dalle sue proposte: la più convinta sostenitrice dei diritti degli animali è da sempre Stella McCartney, che non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni. Anche altri marchi di fascia alta come Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein sono certificati ‘fur free’, esattamente come catene più commerciali come Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.

L’accordo firmato con Fur Free Alliance

L’accordo è stato siglato con la Fur Free Alliance, la coalizione internazionale di oltre 40 importanti organizzazioni di protezione degli animali, rappresentata in Italia dalla Lav.  «Una decisione che fa onore alla Maison Armani e rafforza una strada già tracciata e consolidata dalla Lav in anni di campagne antipellicce in tutto il mondo, in favore della moda etica, responsabile e sostenibile, e dunque senza utilizzo di animali – afferma Simone Pavesi, Responsabile Lav Moda Animal Free – Gli estimatori dello stile Armani saranno entusiasti: una scelta di vero stile per il “Re” della moda, amato e apprezzato in tutto il mondo. Un segnale inequivocabile per il settore, da tempo sollecitato a convertirsi verso una produzione non cruenta, considerando che in tutto il mondo ogni anno vengono uccisi circa 95 milioni di visoni e volpi e altri animali per la loro pelliccia, con Europa e Cina che sono i maggiori produttori di pelliccia a livello mondiale».