30 anni di galera: confermata la condanna per il delitto del freezer

30 anni di galera. È bastata meno di un’ora di camera di consiglio per confermare la condanna a Giulio Caria, il “femicida della compagna Silvia Caramazza“, come lo definì il Gup nelle motivazioni della sentenza di primo grado: 30 anni di galera tondi. Dopo due rinvii dovuti alle revoche dei difensori da parte dell’imputato, il processo di appello del ‘delitto del freezer’ si è risolto in una mattinata: Caria, muratore di Berchidda di 37 anni, non era presente alla lettura del verdetto che ha ribadito la sua colpevolezza nell’omicidio della commercialista con cui viveva a a Bologna. Nell’appartamento di viale Aldini, il 25 giugno 2015, il corpo della donna, 39 anni, fu ritrovato congelato in un sacco, dentro un freezer a pozzetto. Era morta da due settimane, colpita varie volte con un oggetto contundente mai ritrovato, probabilmente un attizzatoio da camino. Caria fu fermato in Sardegna un paio di giorni dopo la scoperta del cadavere e da allora è in carcere, ora a Pesaro. La sentenza ha confermato anche i risarcimenti alle parti civili: i parenti della vittima, l’Unione donne italiane (Udi) e il Comune di Bologna. I giudici della Corte di assise di appello presieduta da Pierleone Fochessati hanno impedito all’imputato di ottenere un ulteriore rinvio, con la nomina preventiva di un legale d’ufficio fatta nei giorni scorsi, l’avvocato Monica Varricchio, alla quale è stato ordinato di prendere conoscenza degli atti in modo da sostenere la difesa. Si è così tenuto regolarmente il processo, un giudizio di appello che verteva sulle aggravanti della crudeltà e dello stalking, sul non riconoscimento delle attenuanti oltre che sulle minacce ai testimoni e sul furto di carte di credito. Processo concluso con la conferma dei 30 anni di galera comminati in primo grado. Se il gup Gianluca Petragnani Gelosi aveva descritto Caria come “predatore che isola la preda” e “parassita”, anche il Pg Carla Oliva, chiedendo la conferma della pena, ha parlato di “assoluta spregiudicatezza nell’allontanare Caramazza da amici, parenti e conoscenti”, di una donna “isolata completamente” e di un compagno che, oltre ad aver “fatto man bassa del patrimonio di lei” approfittò “con freddezza dello stato di fragilità psichica in cui versava”. Era “un caso di stalking scolastico”, come ha detto alla fine l’avvocato Rossella Mariuz dell’Udi: “Azioni persecutorie chiarissime per un anno e mezzo, confermate da tremila pagine di atti d’indagine e da molteplici testimoni. Purtroppo nessuno lo ha fermato prima”. Caria non ha mai ammesso il delitto. Ha addotto motivi di salute per giustificare la sua mancata presenza in aula, ma la direzione sanitaria del carcere di Pesaro ha fatto sapere che non esistevano ostacoli al suo trasferimento. Adesso dovrà scontare la condanna a 30 anni di galera.