Il 2015 un anno da sballo? Il premier Renzi vada a raccontarlo altrove

Chi ci capisce è bravo. Ma bravo sul serio. Perché solo un genio, alla fine, può raccapezzarsi tra le stime di Istat, Ocse, Fmi, Ue, Bce, Bankitalia, Cgienun te reggae più», avrebbe detto Rino Gaetano). Nell’attesa dei geni, spuntano i furbi. E il più furbo di tutti è senz’altro lui, il presidente del Consiglio che nessuno ha eletto, al secolo Matteo Renzi da Rignano sull’Arno. Che – accusa infatti Renato Brunetta – «ieri ha intossicato la comunicazione nel nostro Paese».,Il vulcanico capogruppo forzista alla Camera ce l’ha con i dati relativi alla crescita del 2015, uno 0,8 per cento in più che ha occupato le prime pagine di tutta la sedicente grande stampa con titoli mirabolanti e toni da trionfo mundial. Si tratta, per la cronaca, delle stesse testate che solo uno o due giorni prima stavano lì a tenerci la consueta lezioncina col ditino alzato sui nostri conti disastrati, sull’Europa che ci guarda in cagnesco, sul Pil ghiacciato e sulla produzione ingessata. Nel giro di poche ore, il miracolo. Ne siamo contenti, ma ci permettiamo il lusso del dubbio. Senza gufare, promesso. Vorremmo solo capire che cosa è accaduto tra le analisi catastrofiste del giorno prima e i resoconti su un anno da sballo del giorno dopo. Nell’impercettibile intervallo, le uniche novità di rilievo riguardano il passaggio al Senato delle unioni civili e la volontà del Pd di approvare anche le adozioni gay. Ma sono provvedimenti di natura non economica, a meno che non si voglia davvero pensare alla longa manus di una lobby talmente potente da far cambiare il giudizio di tanti stimati organismi sulla salute di un Paese. Fantascienza pura. Se vi abbiamo indugiato per un attimo, è solo per offrire un conforto, un appiglio, all’irriducibile Brunetta che ancora non ci può passare sul fatto che Renzi abbia intortato a tal punto la realtà da contrabbandare l’anno appena trascorso come l’antipasto del paradiso. «Il 2015 – spiega invece il berlusconiano – è andato male come crescita, bassa inflazione, bassa occupazione e il 2016 sarà ancora peggio. Deflazione in atto, bassissima crescita italiana ed europea e conti pubblici saltati, altro che riduzione della pressione fiscale». A sostegno della sua intemerata, Brunetta cita le tasse alte, le cartelle pazze, gli avvisi al cardiopalma di Equitalia e tutto quanto avvelena le giornate e le nottate degli italiani. Ma questi, per Renzi, sono dettagli. L’importante, per lui, è la grancassa della stampa che stordisce la gente. Già, ma fino a quando?